Gazzetta di Reggio

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Camera di commercio, sì all’Emilia Ovest

di Evaristo Sparvieri
 Camera di commercio, sì all’Emilia Ovest

Lunedì 30 convocato il consiglio per il via libera alla fusione con Parma e Piacenza. Sarebbe la più grande della regione

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REGGIO EMILIA. Il via libera definitivo potrebbe arrivare lunedì 30, pressocché in contemporanea con Parma e Piacenza. È questo il giorno in cui è stata convocata una riunione del consiglio della Camera di Commercio reggiana, durante la quale dovrebbe essere approvata la delibera che di fatto aprirà l’iter operativo del percorso di fusione.

Un accorpamento imposto dalla riforma di riordino agli enti camerali con meno di 75mila iscritti, che prevede la rideterminazione territoriale delle Camere su tutto il territorio nazionale, che da 105 dovranno passare a 60. Fra queste anche la Camera di Commercio di Reggio Emilia, che dopo mesi di riflessioni e ripensamenti – durante i quali si è fatta largo tra le polemiche anche l’ipotesi di un’unione con Modena – alla fine avrebbe optato per la fusione a tre con le vicine Parma e Piacenza.

L’unificazione arriverebbe a pochi giorni da quella delle due Camere di commercio di Ferrara e Ravenna, deliberata martedì scorso, che ha dato vita a un bacino di utenza pari a circa 93.000 imprese, ridisegnando l’ennesimo tassello della nuova geografia degli enti camerali emiliano-romagnoli. Alla finestra, per ora, Modena – con 89mila imprese – che dovrebbe e potrebbe restare da sola, così come Bologna, che tocca quota 100mila iscrizioni. Via libera già dal dicembre scorso, invece, per la nuova Camera di Commercio della Romagna, composta da Forlì-Cesena e Rimini, primo accorpamento portato a termine in regione e ottavo a livello nazionale, con un bacino di utenza di circa 100.000 imprese.

Quote che comunque sarebbero di gran lunga superate dall’unificazione di Reggio Emilia, Parma e Piacenza, che dando il via libera alla fusione ricalcherebbero un percorso già compiuto da Legacoop Emilia Ovest, che nei mesi scorsi spingeva per una soluzione in questa direzione anche per gli enti camerali.

Nella nuova Camera di Commercio emiliana, Reggio Emilia porterebbe in dote un tesoretto di 66mila imprese, contro le 55mila di Parma e le 37mila di Piacenza, per un bacino di utenza complessivo che si aggirerebbe sulle 160mila iscrizioni. La nuova sede centrale, per motivi strettamente geografici, sarebbe di stanza a Parma.

Le sedi distaccate di Reggio Emilia e Piacenza resterebbero comunque attive, specializzandosi nel corso del tempo su determinate vocazioni considerate in linea con i rispettivi territori di appartenenza. Proprio in virtù del maggior numero di imprese iscritte, invece, la prima presidenza dovrebbe toccare a Reggio, comunque in una dinamica di rotazioni nella quale a intervalli di cinque anni si avvicenderebbero, mandato dopo mandato, esponenti delle tre province.

L’unificazione porterà inoltre ad una cura dimagrante degli organi camerali. Attualmente il consiglio camerale reggiano conta 28 componenti. La giunta, invece, ne conta otto più il presidente Landi. Stessi identici numeri per Parma.

Quanto a Piacenza, la giunta è composta dal presidente più altri cinque membri. Ventidue, invece, i componenti del consiglio. Secondo quanto previsto dal decreto governativo, una delle ipotesi di riduzione sul tavolo prevedeva un nuovo consiglio “unico” composto da 22 membri (rispettivamente sette per Piacenza e Parma, uno in più per Reggio); la nuova giunta, invece, dovrebbe contare sette componenti (due a Piacenza, due a Parma e tre a Reggio), più un presidente.

Un percorso tuttavia ancora in via di definizione, il cui iter si concluderebbe comunque non prima del 2018.

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