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Sorvegliato speciale guida con la patente del cugino

Sorvegliato speciale guida con la patente del cugino

Alfonso Mendicino, imputato di Aemilia, fermato dai carabinieri a Correggio Ha mostrato il falso documento ed è stato arrestato. Ora ha l’obbligo di dimora

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CORREGGIO. Alla guida di un’auto anche se la patente gli è stata revocata nel 2011. E una volta sorpreso, ai carabinieri ha esibito un documento di guida intestato a un nome come il suo, peccato che fosse il documento del cugino - omonimo - a cui ha appiccicato malamente sopra la sua foto. Manomissione che non è passata inosservata ai militari che hanno proseguito con gli accertamenti, scoprendo che quello che avevano davanti è anche soggetto da tempo colpito dalla misura di prevenzione della sorveglianza speciale. Oltre che a essere uno degli imputati del processo Aemilia, attualmente in corso nell’aula bunker all’interno del palazzo di giustizia di Reggio Emilia.

È così che Alfonso Mendicino, 40enne originario di Cutro residente a Cavriago, è finito nuovamente nei guai. Per lui infatti giovedì sono scattate le manette.

L’arresto è avvenuto per il materiale falso, ma gli viene anche contestata la violazione delle prescrizioni della misura di prevenzione della sorveglianza speciale a cui è sottoposto e che gli impone per ogni spostamento fuori dal Comune di Cavriago, dove risiede, di comunicarlo alle forze dell’ordine. Cosa che secondo gli investigatori non sarebbe avvenuta. I carabinieri della stazione di Correggio lo hanno fermato in occasione di un controllo alla circolazione stradale, giovedì verso le 9. Una pattuglia lo ha visto transitare nei pressi di piazzale Finzi su di un’auto Mercedes Classe B con vetri oscurati. A insospettire l’andatura lenta in una zona da tempo soggetta a furti sulle auto in sosta. Per questo motivo i militari lo hanno fermato per controllare conducente e passeggero.

Quando gli hanno chiesto la patente, il documento di guida che ha fornito è apparso chiaro che non aveva la sua foto mentre la banca dati della Motorizzazione civile, da consultazione, mostrava la foto di un’altra persona. Viste le discrasie l’accertamento è stato approfondito. Ed è emerso che il conducente pur avendo lo stesso nome e cognome dell’intestario della patente, rivelatosi il cugino, era in realtà un omonimo a cui peraltro la patente era stata revocata nel 2011 dalla Prefettura di Reggio Emilia. Dalla strada alla caserma il passo è stato breve. Qui è emerso che il 40enne è sottoposto a sorveglianza speciale e imputato nell’inchiesta Aemilia. Ieri mattina, è comparso davanti al giudice Alessandra Cardarelli, difeso dall’avvocato Mattia Fontanesi. Il pm Valentina Salvi aveva chiesto i domiciliari. Il gip gli ha dato l’obbligo di dimora, in attesa del processo il 16 febbraio prossimo.

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