La certezza rossa a Cavriago: "Il compagno Lenin c’è e lotta con noi"
Il tradizionale raduno per la morte del leader comunista Bandiere rosse e pugni chiusi «guardando al futuro»
CAVRIAGO. Un mix di folclore e tradizione esaltato dalla passione politica. «Evviva la Costituzione, evviva la Resistenza, evviva il Comunismo», grida la piazza di Cavriago. Un centinaio di persone «orgogliosamente comuniste», prima riscaldate da un tiepido sole, poi via via infreddolite nel corpo ma non nell’anima, hanno commemorato a Cavriago il 93° anniversario della morte di Lenin. Un ritorno al passato per tanti, «il prossimo futuro» per chi, bandiera rossa in pugno e fede politica immutata, si è ritrovato davanti al busto del leader della rivoluzione sovietica.
«Anche con la disaffezione Cavriago non si rassegna», commenta Liusca Boni, compagna e consigliera comunale di “Cavriago città aperta”. Qui la lista della «sinistra vera» ha raggiunto il 25% e la scena che si presenta nella piazza Lenin ricorda in toto quella del vecchio Pci. Non solo perché il colore rosso è dominante, ma perché si ripete il rito dei discorsi, lunghi e col marchio di fabbrica della scuola di partito, seguiti da applausi sentiti e conclusi con l’Internazionale cantata col pugno sinistro alzato e chiuso.
[[atex:gelocal:gazzetta-di-reggio:reggio:foto-e-video:1.14755290:MediaPublishingQueue2014v1:https://www.gazzettadireggio.it/reggio/foto-e-video/2017/01/22/fotogalleria/colbacchi-bandiere-rosse-e-pugni-chiusi-in-piazza-lenin-a-cavriago-1.14755290]]
Del resto non ci si può attendere altro che questo in una piazza che si affaccia su via Nilde Iotti e che al centro ha un busto di Lenin. Un monumento diventato un simbolo perché trafugato dai tedeschi a Lugansk, in Ucraina, durante la seconda guerra mondiale e dal 1970 regalato al Comune. «Anche se l’originale è conservato nel centro culturale e, in realtà, non è nemmeno quello che ci voleva regalare l’ambasciata sovietica – ricorda sempre la Liusca –. Volevano darci un busto di gesso bianco ma non lo abbiamo voluto: i democristiani ci avrebbero riso per decenni».
L’età media nella piazza è alta, ma non mancano i giovanissimi. Le donne presenti sono invece poche, al contrario dei tanti colbacchi. È però vietato parlare di “nostalgici”: «Se l'Economist parla di un “rischio di ritorno al bolscevismo”, non è per esorcizzare una antica paura ma perché ha la consapevolezza che oggi la situazione del proletariato è come quella del 1917», è la certezza di Federico Picerni, coordinatore regionale dei giovani nel comitato centrale del Partito marxista-leninista italiano (Pmli).
[[atex:gelocal:gazzetta-di-reggio:reggio:cronaca:1.14755353:Video:https://video.gelocal.it/gazzettadireggio/locale/goodbye-lenin-i-comunisti-a-cavriago-commemorano-il-padre-della-rivoluzione-bolscevica/68860/69234]]
«Per questo – è la ricetta di Vito Albanese, segretario provinciale di Rifondazione comunista – dobbiamo fare col pensiero di Lenin quello che lui ha fatto con Marx: la rielaborazione realizzata per la lotta all'imperialismo è ciò che serve oggi per combattere il liberismo».
Se capitale e liberismo sono nemici di sempre, i nuovi avversari non sembrano tanto le destre quanto i voucher e, più in generale, «il renzismo». «Siamo uniti sotto tre bandiere con lo stesso colore: il rosso. Un colore che ci unisce nella lotta contro il governo Gentiloni, renzista e reazionario», è il messaggio che il segretario generale del Pmli, l’82enne Giovanni Scudieri, invia tramite il segretario regionale Denis Branzanti.
Una lotta che, per i presenti in piazza, lo scorso 4 dicembre ha ottenuto il «primo e decisivo successo» con la vittoria del No al Referendum costituzionale.
«Il governo Renzi ha puntato su una riforma che nessuno voleva – commenta Alessandro Fontanesi, segretario provinciale del Pci –. Ha spaccato il paese su quella carta che porta la firma di Umberto Terracini e che noi comunisti rivendichiamo. E il no è arrivato dai giovani: non hanno lavoro oggi e non hanno futuro domani, ma hanno capito che senza questa costituzione tutto è più difficile».
Temi attuali discussi con toni che ricordano il Peppone di Guareschi. E don Camillo? L’anno prossimo potrebbe, in un certo senso, esserci. «Tanti compagni cattolici – spiega Fontanesi – non sono venuti perché in contemporanea c’era la messa. L’anno prossimo potremo riunirci il pomeriggio». Insomma, persa la battaglia «nel segreto dell’urna», i comunisti moderni cambiano tattica: «se Dio vede e Stalin no», meglio spostare l’orario del raduno neo-bolscevico per Lenin.
[[atex:gelocal:gazzetta-di-reggio:reggio:cronaca:1.14755356:Video:https://video.gelocal.it/gazzettadireggio/locale/l-internazionale-chiude-la-commemorazione-di-lenin-a-cavriago/68869/69243]]
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google
