Un tempio pieno di gioielli da preservare
Per mantenerlo al passo con i tempi, al Valli servono sempre nuove risorse garantite anche dai privati
REGGIO EMILIA. Dal vestibolo, all’atrio, passando per il ridotto fino alla sala degli spettacoli. Il Teatro di Reggio Emilia intitolato a Romolo Valli è uno dei beni più preziosi della nostra provincia. Ma tenerlo splendente e al passo con i tempi non è cosa facile. Ogni intervento comporta costi sempre più gravosi in una mondo in cui, anche l’amministrazione pubblica, conta su risorse sempre più scarse. Ecco allora che “Gli Amici dei Teatri” intervengono da anni di tasca proripa. Sono singole persone, aziende, enti che sostengono e ampliano, con erogazione di denaro, le attività della Fondazione che gestisce il patrimonio teatrale reggiano. Lo scopo degli Amici dei Teatri è quello di contribuire alla realizzazione di nuove strutture, al restauro e al potenziamento delle strutture esistenti, nonché alla produzione nei vari settori dello spettacolo. Chi entra a far parte del club può contare su alcuno vantaggi, come la precedenza sull'acquisto di biglietti e nuovi abbonamenti e lo sconto su biglietti, abbonamenti e programmi di sala.
I gioielli del teatro sono tanti, tutti ben visibili e in buono stato, come ricorda il ministero dei Beni Culturali nella scheda dedicata al Valli. «Quando si passa per l’atrio con pianta ottagonale decorato da Girolamo Magnani e Giuseppe Ugolini si notano le aperture ad arco intervallate da semi-colonne corinzie. Di qui si entra alle sale del ridotto (tra le quali si ricordano la sala ottagonale e la sala degli Specchi) e alla sala per lo spettacolo con pianta a ferro di cavallo con quattro ordini di palchi e un loggione al quale si accedeva da una scala separata. Il maestoso palco ducale occupa il posto di quattro palchetti centrali del secondo e terzo ordine. Ogni palchetto è dotato di retropalco di servizio. Il grande astrolampo originale in rame ricoperto in stucco (di cui si conservano ancora i macchinari per l'innalzamento nella stanza superiore) pende dal soffitto decorato da Domenico Pellizzi raffigurante le allegorie del Melodramma, della Tragedia, della Coreografia e della Commedia. Il sipario fu dipinto da Alfonso Chierici per il quale si ispirò probabilmente ad un sipario anteriore. In esso si mostra il Genio dell’Arte che scende dall’Olimpo seguito dai grandi italiani “dei tempi moderni, romani e antichi” raffigurato nell'atto di mostrarli alle “Belle Arti” affinché esse si risveglino al glorioso ricordo».
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