Gazzetta di Reggio

Reggio

A Reggio Emilia non si mangia più pane, consumo calato del 32%

di Claudio Corradi
A Reggio Emilia non si mangia più pane, consumo calato del 32%

Anche di questo si è parlato a Rimini Fiera nel corso di una tavola rotonda La preoccupazione dei panificatori: «Vengono diffuse informazioni fuorvianti»

3 MINUTI DI LETTURA





REGGIO EMILIA. Negli ultimi tre anni il consumo di pane si è ridotto del 32% facendo scivolare l'Italia in coda ai consumi rispetto agli altri principali Paesi comunitari. E i consumatori reggiani non sfuggono a questo dato. Di questo si è parlato a Rimini Fiera in una tavola rotonda che si è tenuta nella giornata inaugurale di Sigep-A.B.Tech (Salone Internazionale della Gelateria, Pasticceria, Panificazione Artigianali e Caffè - Salone Internazionale delle Tecnologie e Prodotti per la panificazione, pasticceria e dolciario) che si protrarrà fino a mercoledì e alla quale stanno partecipando anche 20 aziende reggiane.

Il fenomeno preoccupa l’Associazione Industriali Mugnai d’Italia (Italmopa) ed il Centro Informazione Farine che hanno commissionato alla Doxa una specifica indagine volta a fare emergere quali siano le convinzioni degli italiani dei confronti delle farine e dei prodotti da esse ottenuti. La ricerca, intitolata “Gli italiani e le farine”, è stata condotta su di un campione di 1.000 italiani ed ha messo in evidenza che il 42% degli intervistati nelle scelte relative al consumo di pane, pizza e prodotti dolciari, attinge informazioni dai programmi televisivi.

«Un dato – è emerso a Rimini – che mette in evidenza la forza, ma soprattutto la responsabilità, che i mezzi di comunicazione detengono oggi nei confronti di certi temi». Purtroppo però – puntualizza Ivano Vacondio presidente Italmopa - non sempre le informazioni sono corrette. E’ emblematico il fatto che ben il 55% degli intervistati associno la farina di frumento tenero alla pasta, che notoriamente è invece prodotta con le semole di frumento duro, e che il 65% ritenga che l’Italia importi una quantità rilevante di farina, nella realtà solo lo 0,2%, visto che l’importazione, 60% del fabbisogno di grano tenero e 40 % di frumento duro, riguarda il cereale integro e non ancora lavorato. Questo ovviamente cambia considerevolmente le cose dal punto di vista delle garanzie qualitative visto che in questo modo la farina viene prodotta in Italia. I consumatori però sono preoccupati e disorientati ritenendo nel 63% dei casi che il frumento importato non offra le stesse garanzie di igiene e sicurezza alimentare del prodotto nazionale quando invece non potrebbe essere altrimenti in virtù delle disposizioni previste a livello comunitario, le più severe al mondo, a giusta tutela della salute dei consumatori. I controlli sono severi e sistematici e vengono regolarmente effettuati sia dagli organi pubblici di vigilanza che dalle stesse aziende molitorie nell’ambito dei sistemi obbligatori di autocontrollo. Non sempre corretta è anche la percezione del glutine visto che il 47% degli intervistati è convinto che sarebbe bene eliminare o ridurre fortemente il consumo di prodotti che lo contengono anche per chi non è celiaco o intollerante.

«Eliminarlo dalla dieta se non necessario – sottolinea la nutrizionista e divulgatrice scientifica Elisabetta Bernardi – non porta alcun beneficio per la salute e tantomeno fa dimagrire». Certo è che nonostante il consumo attuale di pane sia molto ridotto rispetto al passato, e il fenomeno interessa anche tutti i panificatori reggiani, il 79% degli intervistati lo considera un “alimento che ben si adatta ad uno stile di vita sano” e per l’88% “non può mancare sulla tavola degli italiani per il suo valore simbolico e per le sue proprietà”. A Rimini si è concluso sostenendo la necessità di rilanciare il consumo di pane sostenendo che la grande distribuzione potrà avere un ruolo fondamentale.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google