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«Compagni doc» da Livorno, Parma Modena e Varese

CAVRIAGO. «Noi siamo compagni doc». Il comunismo come fede, la rivoluzione proletaria come obiettivo. Oggi come cento anni fa anche se indossando i Ray ban ma col colbacco in testa. Sono pronti a...

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CAVRIAGO. «Noi siamo compagni doc». Il comunismo come fede, la rivoluzione proletaria come obiettivo. Oggi come cento anni fa anche se indossando i Ray ban ma col colbacco in testa. Sono pronti a sobbarcarsi chilometri per celebrare la nascita del Pci (il 96° anniversario è stato festeggiato sabato a Livorno) e per ricordare Lenin a 93 anni dalla sua morte. Ieri a Cavriago non c’erano solo reggiani, c’erano parmigiani, modenesi bolognesi e lombardi perché «le idee non cambiano e le bandiere non si ammainano».

«Magari ci fossero altri Lenin», sospira Sandra Montagnoli. «Sono arrivata da Varese con mio figlio. La nostra è una passione politica che va di generazione in generazione. Lenin è stato sempre col popolo e io sono col popolo».

Da Varese arriva anche Luca Zambonin, il primo a intonare “Bella Ciao”: «Viviamo un periodo buio ma con l’insegnamento di Lenin non sarà sempre così. E quello che vediamo a Cavriago è la dimostrazione che possiamo continuare a parlare di comunismo come una cosa attuale: ogni anno le presenze aumentano».

Da Parma, via Livorno, arriva Fabio Ferrraris del coordinamento regionale dei giovani comunisti: «Siamo qui per portare avanti il suo pensiero che per noi è una fede nel senso latino del termine: qualcosa di profondo in cui riponiamo la nostra fiducia». (g.b.)

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