Reggiano tra i volontari attaccati in Palestina
Cosimo Pederzoli tra gli operatori di una ong in Palestina presi di mira dai coloni, il caso in Parlamento
REGGIO EMILIA. C’era anche il reggiano Cosimo Pederzoli, esponente di Sel, tra i volontari dell’Operazione Colomba, che lo scorso 7 gennaio vicino all’avamposto israeliano di Havat Ma’On, nelle colline a Sud di Hebron, sono stati attaccati dai coloni. Un episodio che ora è al centro di un’interrogazione parlamentare, presentata da Sinistra Italiana con il deputato Giovanni Paglia.
«Con gli attivisti dell’associazione israeliana Ta’yush stavamo rientrando a casa dopo aver accompagnato un contadino palestinese a seminare sulla propria terra. Una delle tante azioni che compie Operazione Colomba. I coloni hanno inseguito i volontari per poi prenderli a spintoni e calci, lanciando sassi contro loro fino a far cadere a terra una volontaria, strappandole la videocamera di mano. Tutto questo su suolo palestinese» racconta Pederzoli.
Un episodio sul quale ora Sinistra Italiana chiede di fare chiarezza. «I volontari di Operazione Colomba - Corpo Nonviolento di Pace della Comunità Papa Giovanni XXIII presente dal 2004 nell’area a sud di Hebron in Cisgiordania e di stanza presso il villaggio di At-Tuwani, hanno denunciato e documentato attraverso un video, che lo scorso gennaio alcuni loro volontari e attivisti dell’organizzazione pacifista israeliana Ta’ayush sarebbero stati aggrediti da coloni israeliani mentre tornavano a casa dopo avere accompagnato un contadino palestinese ad arare la propria terra con provocazioni, travisamenti, spintoni e lanci di pietre, fino al furto di una fotocamera ai danni di una volontaria italiana - si legge nell’interrogazione - Alcuni avamposti coloniali, tra cui quello di Havat Ma’On, risultano illegali anche per la legge israeliana oltre che per quella internazionale che vieta l’insediamento e il trasferimento di popolazione civile da parte di uno Stato nei territori di un altro popolo che ha occupato militarmente».
«Nonostante ciò - prosegue – gli avamposti israeliani nella Cisgiordania occupata ammontano ad almeno 100 e malgrado le assicurazioni date nel corso degli anni dalle autorità israeliane, solo in casi rari sono stati rimossi dall’Esercito. L’operato di realtà come Operazione Colomba in quelle zone permane necessario per documentare attacchi che costituirebbero la norma per i palestinesi che vivono nelle colline a sud di Hebron, ostacolati nel lavorare la terra e nella loro libertà di movimento».
Paglia riferisce che i volontari di Operazione Colomba, nel solo 2016, sostengono di avere registrato 80 casi «di aggressione, abuso o intimidazione solamente da parte dei coloni dell’avamposto di Havat Ma’on, anche a danno di donne e bambini, con i coloni autori delle aggressioni sostanzialmente impuniti a causa della tolleranza delle forze militari, invece inflessibili nei confronti dei palestinesi».
L’interrogazione chiede al presidente del Consiglio Paolo Gentiloni e al ministro degli Esteri Angelino Alfano «se si fosse al corrente di questo ed altri casi, che compromettono l’utile ruolo di Operazione Colomba nell’accompagnare i cittadini palestinesi e proteggerli da attacchi e abusi, favorendo il dialogo e la riconciliazione tra le parti e documentando all’occorrenza la violazione dei diritti umani». (el.pe)
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