Centrodestra, prove di ristrutturazione
Pagliani tenta di gettare le basi di una futura coalizione, la Lega mette già i paletti. E la prospettiva di alleanze naufraga
REGGIO EMILIA. Non ce la fanno. Sembra più forte di loro. E mentre il Pd naviga nelle acque perennemente tormentate delle correnti, dalle parti del centrodestra reggiano si agita un mare più mosso che mai. Nessuna prospettiva di alleanza all’orizzonte. Invocata da tutti, lanciata ufficialmente da Forza Italia, ma naufragata sempre su una domanda: chi comanderebbe in una futura coalizione? Il quesito è senza risposta. Ma i pretendenti non mancano. A cominciare dalla Lega, che dopo i fuoriusciti di Progetto Reggio ora devono fare i conti anche i novelli “tosiani”, che proprio di recente hanno ricostituito un coordinamento anche nella nostra provincia: sono i seguaci del sindaco di Verona, Flavio Tosi, ex leghista, che il segretario emiliano del Carroccio, Gianluca Vinci, non esita a definire «un traditore del movimento».
È proprio la Lega la forza con cui tutto il centrodestra reggiano dovrà fare i conti in funzione di patti e future alleanze, in una galassia di sigle e movimenti che a Reggio spostano il giusto, ma che uniti verso un obiettivo comune potrebbero anche dare una scossa. Alle Regionali, nel novembre 2014, il Carroccio reggiano ha ottenuto il 15.53% dei voti, surclassando il 6.34% di Forza Italia. E capovolgendo così anche nella nostra provincia i rapporti di forza fra i due partiti che solo qualche mese prima, nel maggio 2014, in occasione delle amministrative viaggiavano su rotte invertite: Lega al 3.95% e Forza Italia al 7.6%. È in conseguenza del risultato delle Regionali che Vinci, quasi a rispolverare il celodurismo leghista, adesso mette subito dei paletti: «Accordi con Forza Italia? I rapporti sono buoni, ma noi siamo opposizione e vogliamo la lotta, mentre loro anche in consiglio sono troppo morbidi. Nel 2019 sarebbe bello viaggiare uniti, ma solo con un candidato sindaco della Lega: nel 2009, Alessandri a capo della coalizione prese il 19% e sfiorò il ballottaggio contro Delrio. Alle ultime elezioni amministrative, invece, la loro candidata Prampolini è stata una sciagura: si è presentata senza la Lega e non è arrivata a mangiare il panettone. È chiaro che un candidato leghista porta anche bene».
Già, Donatella Prampolini. L’ultima coalizione del centrodestra reggiano è nata sotto il suo nome, raggruppando nel suo deludente 13.31% non solo Forza Italia, ma anche la civica Magenta, Fratelli d’Italia e il Nuovocentrodestra. Una coalizione che oggi sa di preistoria politica, nonostante il capogruppo forzista in Sala Tricolore, Giuseppe Pagliani, di ritorno dalla riunione del coordinamento regionale di Imola dei giorni scorsi, vagheggi la prospettiva di nuovi accordi e ulteriori alleanze: «In una prospettiva locale si è individuata la linea di cercare un’unione con Lega, Fratelli d’Italia e le civiche. Alle prossime elezioni di Campegine, per una civica che unisca tutti contro la sinistra potremmo essere disposti anche a mettere da parte il simbolo, così come in altri Comuni piccoli, anche se mantenerlo sarebbe ovviamente gradito». Proprio il coordinamento regionale ha dato il via libera alla nascita dei nuovi coordinamenti provinciali di Forza Italia: un modo per ristrutturare il partito alle prese con l’enigmatica eclisse dalla scena politica nazionale di Silvio Berlusconi, superando il paradosso di nominare un coordinatore provinciale, Gianluca Nicolini, senza un coordinamento alle spalle. E risolvendo anche i problemi legati alla mancanza di una sede, dopo la chiusura di quella storica in via Roma: «La nuova sede è già stata individuata in via Guicciardi – aggiunge Pagliani, nella triade forzista reggiana insieme a Nicolini e Elena Diacci, capogruppo di Forza Italia a Scandiano – il coordinamento locale sarà composto da una ventina di persone e passerà al vaglio del coordinamento regionale e poi nazionale».
Scetticismo. È ciò che mostra verso la proposta di Pagliani Alberto Bizzocchi, referente provinciale di Fratelli d’Italia, il partito di Giorgia Meloni che a Reggio città ha il volto di Alessandro Aragona: «Noi abbiamo sempre cercato di unire. Ma una volta scappa uno e una volta scappa un altro – polemizza Bizzocchi – Pagliani parla parla, ma non ci ha mai interpellato. E poi alla fine si candida sempre lui. Noi siamo già strutturati, anche se valiamo solo l’1%. Abbiamo già il nostro coordinamento con 20 persone e contiamo 150 tesserati. Non si possono proporre alleanze senza poi coinvolgere nessuno».
Una partita nella quale potrebbero entrare anche i “fittiani”, i sostenitori di Conservatori e Riformisti targati Raffaele Fitto, spuntati anche a Reggio attorno alla figura di Luca Mulè, consigliere comunale a Vezzano. A Fitto starebbe guardando anche l’ex consigliere regionale di Forza Italia, Fabio Filippi, da tempo in rotta con il suo ex partito, e che non manca occasione di mostrare il dente avvelenato verso Pagliani. Filippi era l’alfiere del berlusconismo qui a Reggio. Ora invece è il principale oppositore: «Berlusconi se continua così rischia di diventare il portaborse di Renzi – afferma senza mezzi termini – Forza Italia non c’è più. Ormai è il deserto». Il deserto è anche l’immagine che rappresenta l’attuale situazione del Nuovocentrodestra di Angelino Alfano, un tempo rappresentata da Cristian Immovilli, oggi invece senza un volto e senza una prospettiva. Un po’ come i verdiniani di Ala, qui a Reggio per il momento non ancora pervenuti.
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