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Strage all’hotel Rigopiano, anche Reggio Emilia piange una vittima

di Giuseppe Boi
Strage all’hotel Rigopiano, anche Reggio Emilia piange una vittima

Poviglio: Antonio, Andrea e Stefania Chiarini sono zio e cugini di Alessandro Giancaterino, il maître morto nel resort abruzzese cancellato dalla valanga killer

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POVIGLIO. Sono partiti ieri notte dalla Bassa reggiana per essere oggi in Abruzzo. Il dramma dell’hotel Rigopiano, l’albergo cancellato da una valanga assassina, è arrivato fino all’Emilia, per la precisione a Poviglio. Qui vive la famiglia Chiarini: abruzzese di origine e sconvolta dalla morte di Alessandro Giancaterino, 42 anni, maître nel ristorante del resort della morte. Oggi Stefania e Andrea Chiarini sono davanti alla bara del cugino. Insieme a loro c’è anche Antonio, poliziotto in pensione che più di 30 anni fa si trasferì nel Reggiano da Farindola, in provincia di Pescara.

Antonio è ormai da giorni a fianco della sorella distrutta dalla perdita del figlio. È tornato nel paesino ai piedi del Gran Sasso subito dopo la tragedia.

«Alessandro aveva già lavorato come direttore di sala in un ristorante a Penne – ricorda lo zio materno davanti alla bara con sopra la sciarpa dell’Inter, la squadra del cuore del nipote –. Poi aveva gestito un bar, ma non gli piaceva e da tempo era tornato a fare il suo lavoro di maître al Rigopiano».

«Un posto meraviglioso, una struttura unica», ricorda Andrea Chiarini. Con il cugino condivideva la passione per la ristorazione. A soli 30 anni ha prima gestito la cucina del ristorante Gran Sasso a Poviglio, poi lo ha affidato alla sorella Stefania per diventare chef nel San Rocco di Parma. Una giovane vita trascorsa in gran parte tra i fornelli come il cugino.

«Era una persona riservata, sempre dedita al lavoro. Alessandro non solo ha scelto di lavorare nella ristorazione ma ha anche puntato tutto sull’hotel in cui ha trovato la morte».

A Poviglio hanno vissuto il dramma del Rigopiano minuto dopo minuto. Prima l’allarme, poi l’attesa per i soccorsi, infine la ricerca dei superstiti e la scoperta che tra loro non c’era Alessandro. «Sono state ore drammatiche – ricorda Andrea –. Abbiamo sperato fino all’ultimo, ma poi abbiamo dovuto affrontare il dramma».

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Oggi Antonio, Andrea e Stefania sono a Farindola dove alle 11 ci sarà l’ultimo saluto ad Alessandro. Un momento immenso di tristezza ma non di rabbia. I familiari di Giancaterino non vogliono farsi coinvolgere nelle polemiche sui presunti ritardi nel liberare dalla neve la strada dall’albergo dopo le scosse di terremoto. Propendono per l’evento eccezionale di una a valanga «mai vista così da queste parti», dice lo zio Antonio. E ancora più netto è il fratello di Alessandro: «Non vogliamo trovare un colpevole a tutti i costi». La stessa compostezza di Andrea: «Purtroppo non c’è più niente da fare, ora il nostro pensiero è tutto rivolto alla famiglia di Alessandro».

I Chiarini si sono stretti intorno alla moglie Erika e al figlio Nicolò, nove anni, che ha saputo solo domenica sera della morte del padre ed ora è assistito da uno psicologo. Hanno affrontato il viaggio da Poviglio a Farindola tanto per ricordare il cugino quanto per stare affianco al nipotino e alla cugina. Una donna che ieri è stata tutto il giorno davanti alla bara nella sala del consiglio del comune montano di 1.300 abitanti. Era piegata in due dal dolore e urlava che «anche nella morte Alessandro è riuscito a fare un miracolo». Il miracolo di farsi ritrovare subito, quindi di non farla aspettare e morire d’attesa.

Un miracolo, purtroppo, non a lieto fine come quello di chi ce l’ha fatta ed è stato salvato dagli eroi del Rigopiano: quei soccorritori che anche ieri hanno scavato tra la neve per non far vivere ad altre famiglie il dolore provato dai Giancaterino e dai Chiarini.

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