«Decisivi gli errori del Pd in occasione della fusione»
Sant’Ilario: Maccieri e Orlandini intervengono nel dibattito aperto dalla Gazzetta «Paghiamo il No al referendum, ma la colpa è di chi non ha parlato ai cittadini»
SANT’ILARIO. «La colpa è del Partito Democratico». Enrico Maccieri di Lavorare per Sant’Ilario e Marco Orlandini di Cambia Sant’Ilario intervengono nel dibattito sui “Dolori dei sindaci” aperto dalla Gazzetta ed esprimono le proprie perplessità su quanto dichiarato ai nostri cronisti dai sindaci di Gattatico e di Campegine. Secondo i due consiglieri comunali i buchi di bilancio e i paventati tagli e aumento delle tasse sono sì collegati al No al referendum per fondere i Comuni, ma i primi responsabili di quel risultato sono i sindaci democratici che non sono riusciti a far passare il giusto messaggio durante la campagna elettorale.
«Tempo di bilanci e i nodi vengono al pettine. A Maiola, sindaco di Gattatico, mancano 242 mila euro per chiudere il bilancio. Cervi, sindaco di Campegine, fa addirittura “meglio” con la previsione di un buco da oltre 300 mila – sostengono Maccieri e Orlandini –. Entrambi rimpiangono la mancata fusione dei Comuni che, in 15 anni, avrebbe portato, lo ricordiamo, un beneficio di circa 19 milioni di euro. A cui si sarebbero aggiunti l’esenzione dal patto di stabilità per 5 anni, la precedenza nell'ottenere contributi regionali e risparmi di gestione».
«I due Sindaci non escludono nessuna soluzione: dall’aumento delle tasse, alla riduzione “all’osso” delle spese, al bussare col cappello in mano alla porta delle aziende – proseguono i due consiglieri –. Il Comitato Rinascita Campeginese rifiuta il tentativo di scaricare la colpa su chi ha propagandato il “no” al referendum sulla fusione, e qui, una volta tanto, siamo d'accordo con loro perché la colpa è del Pd. Il partito che governa tutti e tre i comuni con percentuali superiori al 50% non è stato capace di comunicare il messaggio in modo efficace».
Quindi Maccieri e Orlandini pongono ai sindaci democratici una serie di domande: «Perché non hanno mai detto nelle assemblee quello che dicono oggi e che invece era l'unica idea forte su cui puntare? E cioè che i Comuni, nella loro dimensione attuale non sono più in grado di svolgere la loro funzione, che occorre superare l'attuale configurazione che è di origine risorgimentale? Perché non hanno detto a chiare lettere qual era la situazione economico finanziaria dei loro Enti?». E ancora: «Perché ogni volta che noi ponevamo l'accento sulle possibilità che la fusione avrebbe portato in dote venivamo zittiti e si perdeva tempo a parlare di identità, di retaggio storico, quasi che fosse poco dignitoso parlare anche di maggiori risorse?» E infine: «Perché il dibattito concernente la fusione è stato ridotto a occasioni di gala e non si è andati mai davvero a parlare con la gente?»
L’errore secondo Maccieri e Orlandini è stato proprio questo: non spiegare alla gente quali erano i veri problemi e le opportunità. Come esempio citano l’ex sindaco di Busana: «A seguito della fusione che ha portato alla nascita del nuovo comune di Ventasso, era stato invitato a parlare nei locali del Piccolo teatro a Sant'Ilario e aveva sottolineato l'importanza di andare dappertutto a spiegare la fusione, al punto che loro avevano fatto qualcosa come 38 incontri pubblici andando in tutti i borghi del loro vasto territorio. E noi? Noi siamo più evoluti, abbiamo fatto i word cafè e le conferenze al Museo Cervi con l’idea del vernissage d'alto livello più che del luogo dove venivano affrontati i problemi».
Maccieri e Orlandini si chiedono quindi «perché le commissioni consigliari non siano andate, come noi avevamo proposto a parlare in tutte le frazioni, in tutti i borghi, a incontrare “la gente”, quella che poi avrebbe votato e che alla fine è emerso che della fusione ne sapeva veramente poco». E tirano infine le loro conclusioni sostenendo che «il Partito Democratico deve fare un bell’esame di coscienza e recitare il mea culpa: la responsabilità del fallimento è principalmente sua».(g.b.)
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