Gandolfi: «La strada indicata è giusta»
Secondo Marchi non si può prescindere dallo stretto legame tra progetto politico e sistema elettorale
REGGIO EMILIA. L'onorevole Paolo Gandolfi, prodiano della prima ora, fa propria la proposta del fondatore dell'Ulivo, sottolineando però i cambiamenti avvenuti nell'Italia e nel mondo negli ultimi venti anni: «Sono convinto - afferma - che la strada indicata da Prodi sia quella giusta. Esiste il problema di rifondare la sinistra italiana ed europea. La stagione dell'Ulivo era quella di una sinistra riformista ancora integrata nei meccanismi di un capitalismo a prevalenza finanziaria poi dimostratosi dannoso per le fasce deboli della popolazione. In mezzo c'è stata la crisi devastante iniziata nel 2008. Hanno inciso, però, anche i meccanismi interni alla politica, che l'hanno indebolita rispetto alla stagione magica del 1996. Anche noi abbiamo commesso degli errori. La sinistra riformista e quella radicale hanno in comune la debolezza delle loro posizioni. Vent'anni fa la sinistra vinceva nel mondo sulla base di un pensiero riformista debole, che subordinava la politica all'economia. Oggi un nuovo Ulivo deve avere una natura diversa». In quanto alla legge elettorale, Gandolfi ne ridimensiona l'importanza: «E' un piccolo accidente insignificante, fatto di tattica e del classico politicismo. Qualunque sia il sistema elettorale, le sorti del paese non ne vengono modificate. Lo dico anche ai miei colleghi parlamentari, quando se ne discute. Per quanto mi riguarda, sono un sostenitore del Mattarellum, come i principali esponenti del Partito democratico. Tuttavia nessun altro partito è d'accordo. Una legge che aggiusti la situazione sotto questo profilo è indispensabile, ma non sarà facile trovare un'intesa. Prevedo che si andrà alle elezioni politiche nel 2018». Il deputato Maino Marchi insiste, invece, sull'interdipendenza fra il progetto politico, la cerchia delle alleanze e il sistema elettorale: «Il sistema elettorale - spiega - non è indifferente. L'Ulivo nacque dopo il referendum del 1994, che liquidò il proporzionale. Quell'idea di fondo è ancora valida. Se adotteremo un sistema maggioritario dovremo costruire le alleanze prima del voto. Con il proporzionale, invece, le si fa dopo. Se ipotizziamo la prima soluzione, magari con un ritorno al Mattarellum rivisitato, si dovrà perseguire la massima unità a sinistra nella chiarezza, sulla base di contenuti condivisi. E' importante il confronto con gli iscritti e con gli elettori. Tuttavia temo che si arriverà a un sistema proporzionale con premio di governabilità. Così, però, si potrebbe aprire la porta all'ingovernabilità, se nessuna lista arriverà a superare il cinquanta per cento. Grillo rifiuta qualsiasi alleanza, ma se non avesse la maggioranza invocherebbe nuove elezioni? E' una situazione incasinata, una vera palude». (l.s.)
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