Gli agricoltori temono la siccità, non il gelo
La vera anomalia climatica è quella relativa alle precipitazioni: il deficit dura dal febbraio scorso
REGGIO EMILIA. Si è interrotta nella notte fra domenica e lunedì, la lunga serie di notti con temperature al di sotto dello zero centigrado che, per numero consecutivo di notti di gelo, sulla pianura reggiana non si verificava da tempo. Sono stati 32 i giorni consecutivi, stando ai dati rilevati da Arpa meteo Emilia Romagna, nei quali le temperature notturne sono scese regolarmente al di sotto dello zero con minime che in questo mese di gennaio si sono spinte, a Correggio, anche a -11,4°. Condizioni di temperatura che ancora non preoccupano gli agricoltori e che per ritrovare con andamento del tutto simile occorre andare a ritroso fino all’inverno 2011-2012. In quel periodo i giorni di gelo che si sono verificati fra fine novembre ed inizio marzo sono stati 75 con una consecutività di tanto interrotta da notti più miti e per questo mai superiori a periodo di 20 giorni. Il febbraio del 2012 però portò sulla pianura reggiana minime che si spinsero fino a -17,7° e ben 11 giorni con temperature al di sotto dei -10 centigradi.
Da fine novembre ad oggi i giorni con gelate notturne sono stati 50 ma prima della fine dell’inverno ci attende ancora il mese di febbraio che molto spesso è in grado di riservare i freddi più intensi pur se meno prolungati nel tempo. Dati alla mano è particolarmente evidente che le temperature medie di questo periodo sono state inferiori rispetto alla media dell’ultimo ventennio ed in modo particolare di 1 grado nel mese di dicembre 2016, rispetto alle temperature media ventennali di dicembre sulla pianura reggiana, e di 2 gradi in questi primi 20 giorni di gennaio rispetto alla temperatura media statistica dello stesso periodo. Ma la vera anomalia climatica è quella relativa alle precipitazioni. Il deficit idrico che il 2016 ci ha lasciato in eredità è del 27% rispetto alla piovosità media che normalmente si verifica nel reggiano in un intero anno. Questo significa che nel 2016 sono piovuti soli 547 millimetri di pioggia rispetto ai 746 mediamente attesi in un anno sul nostro territorio. Quello che è ancora più interessante osservare è la distribuzione della piovosità nell’arco dei vari mesi e delle rispettive stagioni. A febbraio per esempio la quantità di pioggia caduta nel 2016 è stata di 5 volte superiore rispetto alla piovosità media ventennale di quel mese. A marzo 2016 del doppio rispetto alla piovosità media mensile di marzo. Tutti gli altri mesi del 2016 hanno fatto registrare deficit in molti casi anche gravi. In aprile e settembre per esempio, i mesi tradizionalmente più piovosi dell’anno, è mancato il 90% delle precipitazioni mentre sia a luglio che a dicembre il 75%. Il 67% di pioggia è mancato a giugno, il 53% a novembre, il 28% a gennaio e l’11% a maggio. Solo la piovosità di ottobre è risultata perfettamente in linea con quella media ventennale del mese corrispondente.
Con questi presupposti è comprensibile che al momento la vera preoccupazione degli agricoltori stia più nella siccità che nel freddo.
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