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Francesco Acerbi: «Così ho sconfitto per due volte il tumore»

di Chiara Cabassa
Francesco Acerbi: «Così ho sconfitto per due volte il tumore»

Reggio Emilia: sabato in vendita le Arance della Salute. il difensore del Sassuolo, testimonial dell’Airc, ha dovuto combattere contro il cancro a un testicolo: «L’ho scoperto durante un controllo di routine, la prevenzione è fondamentale»

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REGGIO EMILIA. “Difensore in campo e attaccante nella vita”. Così ama definirsi Francesco Acerbi, 28 anni, attualmente in forza al Sassuolo. Che se i gol solitamente li realizza in campo, è nella vita che ha messo a segno la rete decisiva. Vincendo il cancro.

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Acerbi, quando e come si è accorto della malattia?

«Era il luglio del 2013 quando mi è stato diagnosticato un tumore al testicolo sinistro: a rivelarlo sono stati i controlli medici di routine fatti prima del ritiro estivo con il Sassuolo. Operato al San Raffaele di Milano, il giorno dopo sono stato dimesso. E a settembre ero già in campo. Ma sono stati mesi duri».

Qual è stato il suo primo pensiero, quando ha avuto la diagnosi?

«Il primo pensiero è stato quello di stappare una bottiglia di vino. In realtà ho chiamato la mia ex ragazza. A mia madre l’ho detto solo dopo essere stato operato, a cose fatte. Era morto da poco mio padre, non potevo darle un altro dolore. Il fatto è che ero preoccupato più per la famiglia che per me. Io ero determinato, avevo voglia di farcela, e sapevo che ce l’avrei messa tutta».

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Anche perché il tumore è tornato.

«Dopo la gara del 1° dicembre 2013, sono risultato positivo al test antidoping, ho fatto dei controlli e mi è stato diagnosticato di nuovo il tumore, una recidiva. Questa volta mi sono dovuto sottoporre a cicli di chemioterapia. Un’altra botta».

E ancora una volta la paura di fare soffrire la famiglia...

«In realtà in questo caso lo ha saputo mia madre ancora prima che avessi il tempo di dirglielo. Sentendo il notiziario, era stata data la notizia del test antidoping e di tutto il resto. Al telefono le ho detto che non era niente di grave, di stare serena, che poi come fa uno a stare sereno? Ma sono le parole di circostanza che si dicono quando in realtà le parole giuste non ci sono».

Ora che ne è uscito, chi si sente di ringraziare?

«Innanzitutto la mia famiglia, è scontato, e poi i medici, il Sassuolo, i miei compagni di squadra, in realtà tutta Italia. Perché in quei giorni così come quando sono ritornato in campo ho sentito l’affetto di tanta gente, e anche quello aiuta. Ringrazio più in generale lo sport. Se non fossi stato un calciatore professionista non avrei fatto quei controlli di routine. E chissà quando avrei scoperto di avere un tumore».

Nel 2015 lei è stato protagonista con la sua storia nella puntata Speciale Elisir della maratona Rai per l’Airc. E nel novembre scorso ha accettato di essere uno dei tre testimonial di “Un Gol per la Ricerca” confermando il suo sostegno all’Airc. Perché ha deciso di impegnarsi in prima linea?

«Perché la prevenzione è fondamentale. E basta davvero poco, un semplice esame del sangue, e se ci sono dei valori sballati fai ulteriori approfondimenti. Io sono stato fortunato perché l’ho scoperto in tempo e prendere in tempo la malattia molto spesso ti salva la vita. E’ questo il messaggio che come testimonial voglio fare arrivare alle persone aderendo anche alla campagna “Arance della Salute”».

Come è cambiato Francesco Acerbi dopo la malattia?

«Sicuramente in meglio. Sono cresciuto, sono diventato un uomo, ho capito quali sono le priorità e so cosa voglio. E anche se è vero che la vita è una e va vissuta, ora mi rendo conto che non vale la pena rischiare. Certo, delle cavolate le facciamo tutti, ma bisogna sempre ricordarsi quali sono le cose che contano. Ed è anche questo che voglio dire ai giovani. In una parola, oggi sono più sereno».

Lasciamo Acerbi con un “bocca in lupo” in vista della partita di domenica al Mapei. E lui: «Ah ma sei juventina?». Mica volevamo gufare...

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