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Il pericolo dei bracieri per riscaldarsi

Un’intossicazione silenziosa, di cui è difficile rendersi conto. Ma che, come nel caso di Vetto, può essere mortale. Non un episodio isolato, purtroppo. Negli ultimi mesi, altri casi si sono...

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Un’intossicazione silenziosa, di cui è difficile rendersi conto. Ma che, come nel caso di Vetto, può essere mortale. Non un episodio isolato, purtroppo. Negli ultimi mesi, altri casi si sono registrati in provincia di Reggio Emilia. Per fortuna, dall’esito molto più fortunato. È accaduto il 17 gennaio a Guastalla in via Ospedale. Due fratelli di origine pakistana avevano avvertito giramenti di testa e avevano chiamato i soccorsi. Una telefonata ha salvato loro la vita. I due, entrambi 27enni, rimasti intossicati da monossido di

carbonio a causa di una stufa accesa per scaldare l'abitazione se l’erano cavata con un ricovero in camera iperbarica. A Luzzara, il 16 dicembre scorso, stessa sorte per una famiglia composta da un 26enne originario della Costa d'Avorio, dalla compagna 36enne nativa della Guinea e dalla figlia di 13 anni. Tutti intossicati dalla combustione dei carboni accesi su un braciere posizionato sotto il letto per scaldare la camera. I tre erano stati trasferiti all'ospedale di Fidenza per il trattamento in camera iperbarica. Anche in quel caso, tragedia sfiorata. Albino Laurenti è stato meno fortunato: ucciso dalle esalazioni provocate dalla stufa di casa assieme al suo cagnolino.

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