Medici e infermieri d’accordo dal 2010
La richiesta del personale medico e infermieristico perché siano chiusi i punti nascita sotto i 500 parti all’anno è una questione che si trascina da anni. Nel 2013 addirittura si arrivò ad uno...
La richiesta del personale medico e infermieristico perché siano chiusi i punti nascita sotto i 500 parti all’anno è una questione che si trascina da anni. Nel 2013 addirittura si arrivò ad uno sciopero con la chiusura delle sale parto (emergenze escluse) per protesta. A scioperare per 24 ore erano stati ginecologi e ostetriche che intendevano «sollecitare il mondo politico – spiegarono allora le associazioni professionali – a prendere atto dei problemi della categoria, anche in relazione alla sicurezza dei punti nascita sul territorio». La manifestazione nazionale fu indetta da Fesmed, Aogoi, Sigo, Agui, Agite, Sieog e Aio, le principali sigle di categoria di ginecologi, neonatologi e ostetrici, ed ebbe una adesione superiore al 90%.
Il tema dei piccoli ospedali era solo uno tra quelli posti all’attenzione attraverso lo sciopero: «Tre sono i principali motivi dello sciopero – spiegavano allora i medici –: i tagli previsti al sistema sanitario nazionale, la mancata attuazione della riforma dei punti nascita del 2010 e l'insostenibile crescita del contenzioso medico-legale. Chiediamo un forte impegno affinché sia immediatamente applicata la riforma dei punti nascita del 2010 per la chiusura di tutti i reparti che svolgono meno di 500 parti l'anno».
Un’altra richiesta che perveniva all’epoca e che i ginecologi stanno continuando ad avanzare a livello nazionale, riguarda poi una legge di responsabilità professionale, per limitare i contenziosi medico legali che, soprattutto nel campo ginecologico, sono diffusi e portano a richieste di risarcimenti molto elevati.
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