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Partorienti a Reggio anche con l’elicottero «Piano già pronto»

Partorienti a Reggio anche con l’elicottero «Piano già pronto»

Il comitato Salviamo le Cicogne: «Via alla smobilitazione le gestanti sono state avvisate durante i corsi pre-parto»

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CASTELNOVO MONTI. Ci sarebbe una tendenza “interna” al reparto di ostetricia del Sant’Anna per indirizzare le donne a partorire altrove. Andando anche in elicottero, in caso d’urgenza. La denuncia, molto pesante, arriva dal comitato popolare Salviamo le Cicogne, che da mesi si batte per la salvezza del reparto ed ha partecipato al lavoro per avanzare ufficialmente alla Regione un documento a sostegno di una richiesta di deroga nonostante il reparto sia sotto i 500 parti annui, insieme agli Enti locali e le altre associazioni del territorio.

Il tono dell’ultima nota delle Cicogne sa di “chiamata alle armi”: «Signori ci siamo: dopo voci di corridoio, smentite, rimpalli di responsabilità e richieste di spiegazioni più volte disattese, il momento è arrivato. La parola ai fatti: a breve non si nascerà più al Sant’Anna? La situazione sta degenerando rovinosamente e, ancor peggio, silenziosamente. Questi anni di politiche menefreghiste ci porteranno all'estinzione. Ma noi non lo permetteremo». Il motivo di tanta preoccupazione viene riportato soltanto sul finire del documento: «È notizia di queste prime settimane del 2017 che all'interno del reparto di ginecologia-ostetricia sia iniziata una sorta di strategia, o boicottaggio, le cui conseguenze, purtroppo, influiranno non solo sul punto nascita: le gestanti sono state avvisate già durante il corso pre-parto dell’alta possibilità di essere mandate a partorire al Santa Maria invece che al Sant’Anna, anche in caso di parti fisiologici con neonati a termine».

Altra notizia – proseguono le Cicogne – è la cessazione di alcuni interventi di routine, fino a poco tempo fa effettuati normalmente nel nostro ospedale, come la tonsillectomia. Noi riteniamo che questo reparto, e l'intero ospedale, non sia e non debba diventare un centro di smistamento verso altri punti nascita. Centralizzazione sembra essere la parola d’ordine, ma è un nostro diritto continuare a nascere a Castelnovo per poter continuare a vivere in Appennino».

Una serie di domande vengono quindi rivolte agli amministratori della Regione e del territorio: «Presidente Bonaccini e Assessore Venturi, cosa volete fare del punto nascita di Castelnovo? Avete il coraggio di dichiararlo pubblicamente? Perché non vi siete mai presentati alle nostre riunioni e convegni pubblici nonostante vi abbiamo invitati a rendere conto della situazione ai cittadini? Da che parte state? È l’ora della verità: siete disponibili a chiedere la deroga al Ministero per salvaguardare e tutelare il nostro ospedale? Abbiamo capito la vostra strategia: creare le condizioni per la chiusura del punto nascite». Infine la conclusione: «Forse non volete dirlo apertamente come ha fatto il sindaco di Ventasso, Manari, minimizzando nel suo discorso al Bismantova i disagi per le puerpere montanare, bensì cercate di far passare tutto come una serie di circostanze ineluttabili: mancanza di sicurezza, scarsità di personale medico, e altro. Al conterraneo Ministro Delrio, ai parlamentari della Provincia e in particolare alla senatrice Pignedoli, a Luca Vecchi, sindaco di Reggio chiediamo: siete d’accordo sulla deroga da presentare con urgenza come hanno fatto in altre regioni italiane, in alcuni casi con successo? Se sì è ora di chiederla».

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