Prodi sconfessa Prodi «Un nuovo Ulivo? Non è riproponibile»
La consigliera regionale Silvia, nipote dell’ex premier «Gli scenari sono troppo mutati rispetto a quell’esperienza»
REGGIO EMILIA. Per l’ex premier «non è un’esperienza irripetibile». Per la nipote, invece, «non è riproponibile». Erano su due fronti opposti nel referendum costituzionale. E sono su due posizioni differenti anche ora. Silvia Prodi, consigliera regionale Pd, non è convinta della possibilità di ripercorrere le strade di un nuovo Ulivo. E, di fronte alla proposta lanciata dallo zio Romano domenica in un convegno a Bologna, si mostra scettica, pur riconoscendo la necessità di creare un fronte unitario che sposti a sinistra l’asse del dibattito politico.
Prodi, anche secondo lei è arrivata la stagione per un nuovo Ulivo?
«Onestamente credo che l’esperienza dell’Ulivo sia stata speciale, ma contestualizzata a quella fase politica, in cui tutte le forze con una visione progressista dovevano unirsi e fare fronte comune contro il berlusconismo. Adesso, invece, il quadro socio-economico è mutato, viviamo in nuove complessità. Penso che la risposta politica debba essere più aderente alle rappresentanze democratiche, e debba privilegiare la rappresentatività in termini sociali. Non si deve, insomma, avere il timore di fare politiche davvero di sinistra. C’è una nuova polarizzazione che va seguita. E bisogna dare risposte soprattutto alle fasce più deboli».
Distribuzione del reddito, occupazione, scuola. Sono temi posti all’attenzione da suo zio per il nuovo Ulivo. Non li considera di sinistra?
«Senza intenzione di far polemica, credo che si debbano mettere avanti i contenuti. Così, invece, mi sembra che sia messa avanti una strategia. Sono argomenti che riguardano un orientamento politico che deve guardare di certo verso sinistra. Le alleanze con il centrodestra oggi hanno generato una politica “ibrida”. E, di fronte alla nuova polarizzazione fra liberisti e socialisti, bisogna tornare ad avere idee più chiare. Soprattutto se le spinte del liberismo ora le abbiamo in casa, anche nel Pd. Io non ho vocazioni maggioritarie. E mi verrebbe da dire che, prima di parlare di Ulivo, oggi si debba prima alienare il berlusconismo che è in noi. Un tempo la dicotomia era chiara. Oggi non si può rievocare un’esperienza come l’Ulivo senza passare prima per i contenuti. Sarebbe un po’ come un’operazione in provetta».
Però l’Emilia dimostra che coalizioni di centrosinistra sono ancora praticabili.
«L’Emilia di certo è un ottimo esempio. Ma perché la coalizione si basava su contenuti, che poi si sono tradotti in azioni come il Patto per il lavoro».
Senza Ulivo, quindi, qual è secondo lei la direzione da intraprendere?
«Io reputo valide le posizioni del governatore toscano, Enrico Rossi, su una ripresa del socialismo, inteso ovviamente in senso politico. Credo sia un punto di partenza per aprire davvero a sinistra, a partire dai contenti. Il tema vero è far tornare in gioco le parti sociali, i sindacati. Su questo versante abbiamo già perso troppo terreno».
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