«Un volo silenzioso per ricordare Claudio»
L’addio della Top Gun al 47enne stroncato da una malattia: «Uomo generoso e altruista»
REGGIO EMILIA. «Era un uomo straordinario, da subito si era distinto per la sua positività e per il suo altruismo». È così che la Top Gun Fly School di Reggio Emilia, per bocca del pilota Daniele Vezzani, ricorda Claudio Saviano, morto a 47 anni nel pomeriggio di lunedì a causa di un male che lo ha consumato in poco tempo.
Originario della Sicilia, fino a una quindicina di anni fa viveva a Marzaglia (Modena), poi si è trasferito a Gavasseto. Era un artigiano e aveva la sua ditta in via Caboto, nel quartiere della Rosta Nuova. Ma soprattutto aveva una grande passione: quella per l’aviazione. «Aveva cominciato la nostra scuola tre anni fa – prosegue Vezzani – e l’anno scorso aveva ottenuto il brevetto di pilota. Tutti qui lo conoscevamo come un uomo positivo, altruista, molto attivo e nonostante fosse uno degli ultimi arrivati si era subito inserito alla grande. Ha sempre fatto di tutto per svolgere attività in modo sicuro e nel pieno rispetto delle regole: il suo aereo preferito era l’I-8045, quello su cui aveva fatto tutta la scuola».
Un uomo conosciutissimo in città e nel Modenese, del quale Davide conserva un ricordo meraviglioso: «Era l’11 giugno dello scorso anno, l’ultima volta che ho volato assieme a lui. Assieme, lui come copilota, abbiamo sorvolato lo stadio Mirabello in occasione di una manifestazione contro la violenza sulle donne organizzata dall’associazione Jessica. La ragazza che fu uccisa in centro a Reggio. Abbiamo portato i colori del Tricolore e lui ci teneva tantissimo, non solo per la sua passione per il volo ma anche perché era molto sensibile ai temi della solidarietà».
Claudio ha lasciato il papà Mimmo, il fratello Enzo, la sorella Lia, la compagna Lucia e soprattutto la sua “principessa”, la figlia di 12 anni alla quale era legatissimo.
E proprio in occasione dei suoi funerali, celebrati ieri mattina nella chiesa di Sant’Anselmo, al Buco del Signore, la Top Gun ha voluto salutarlo con un ultimo gesto. «Abbiamo sorvolato la chiesa – conclude Davide – con tre aerei. Un volo silenzioso e lento, un modo per dargli un ultimo segno di affetto. Poi, sintonizzati sulle frequenze dell’aeronautica, ogni pilota ha detto la frase “ciao Claudio”. Ci sembrava il minimo che potessimo fare per lui».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google
