Capilista, nel Pd reggiano già due derby
Da via Gandhi sperano Delrio capolista in Senato: se la vedrebbe con Franceschini. Rossi e Costa in corsa per la Camera
REGGIO EMILIA. Delrio o Franceschini capolista al Senato, Andrea Rossi o Andrea Costa capolista alla Camera. Lo schema, in pratica, è sempre lo stesso, anche se pochi dalle parti del Pd sono disposti ad ammetterlo: ufficializzare le candidature all’ultimo minuto, in modo che per qualunque pretendente non ci sia più tempo per chiedere cambiamenti. Ma il pronunciamento della Consulta sull’Italicum sembra aver impresso una svolta sull’ipotesi di un ritorno alle urne: un voto anticipato particolarmente gradito allo stesso Matteo Renzi, che domani e domenica si appresta a incontrare a Rimini tutti gli amministratori locali Pd. E che, in prospettiva elettorale, a meno di colpi di coda del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, sembra poco disposto a rimandare il voto oltre il mese di giugno.
È per questo che, sotto traccia, anche nel Pd reggiano sono partite le manovre sui possibili candidati alle prossime Politiche, che per la prima volta si svolgeranno con due leggi elettorali disomogenee per Camera e Senato: nuovo Italicum e Consultellum, entrambe proporzionali, con le preferenze e corrette dalla Corte Costituzionale. Proprio il giudizio della Corte sull’Italicum, che ha confermato i capilista bloccati alla Camera con collegi provinciali da 5-7 candidature, apre nel Pd reggiano la partita per chi sarà alla guida della lista nella nostra provincia. Un ruolo che di diritto spetterebbe al ministro, Graziano Delrio, ieri a Bologna, dove ha rivangato le sue origini “uliviste”, ricordando che «le coalizioni di centrosinistra hanno dato ottima prova di sé nelle amministrazioni locali»: «Anche io ho fatto il sindaco con un centrosinistra allargato, quindi noi certamente siamo “ulivisti” come origine e siamo affezionati a queste formule. Poi bisogna renderle attuali, mettiamola così», il commento del ministro.
Dalle parti di via Gandhi, tuttavia, starebbero lavorando per collocare Delrio a capo della lista del Senato, dove la circoscrizione invece è regionale. Una posizione di prestigio, nella quale a differenza del capolista bloccato della Camera si resta tuttavia sotto lo scacco delle preferenze. E dove lo stesso Delrio potrebbe vedersela con Dario Franceschini, ministro ai Beni Culturali e, attraverso un centinaio di parlamentari Areadem, vero ago della bilancia in Parlamento sulle sorti del Governo. Un derby che, se andrà in porto, sarà deciso dai vertici romani del partito. Ma che il Pd reggiano sta seguendo con grande trepidazione.
Il motivo? Lo spostamento di Delrio al Senato lascerebbe vacante il ruolo del capolista bloccato per la Camera. Una posizione ambita, per la quale potrebbe riproporsi uno dei tradizionali dualismi della storia recente del Pd reggiano: un derby tra il renziano Andrea Rossi, sottosegretario in Regione in predicato di entrare nella nuova segreteria nazionale come responsabile dell’Organizzazione, e l’ex bersaniano Andrea Costa, sindaco di Luzzara e segretario provinciale proiettato verso una riconferma. Anche in questo caso, la decisione potrebbe essere calata dall’alto. E un approdo di Rossi nella nuova segreteria renziana potrebbe chiudere anzitempo la partita. Quanto alle altre candidature, il collegio dell’Italicum prevede un candidato ogni centomila abitanti. Numeri che, per i circa 530mila reggiani, si tradurrebbero in una lista di cinque o sei candidati: tre uomini e due (o tre) donne, in virtù delle quota rosa. Con le due posizioni occupate da Rossi e Costa, si aprirebbe quindi la caccia al terzo uomo: una posizione del tutto aperta, vincolata a logiche territoriali e di corrente, per la quale non mancherebbero l’interessamento del sindaco di Scandiano, Alessio Mammi, che tuttavia proviene dal distretto ceramico al pari di Rossi. Per alcuni, nel Pd, una controindicazione in campagna elettorale, che potrebbe spianare la strada anche ad un secondo mandato di Paolo Gandolfi, soprattutto se sponsorizzato da Delrio, con il quale è legato da un rapporto di amicizia. Ma, sempre dalle parti di via Gandhi, c’è anche chi vocifera l’ipotesi di un’entrata in gioco del presidente della Provincia, Giammaria Manghi, o del sindaco di Quattro Castella, Andrea Tagliavini. Quanto alle donne, lo schema al momento sarebbe quello di ripresentare le parlamentari Antonella Incerti e Vanna Iori. Con un’incognita, non tanto sul nome della terza donna (che potrebbe non essere necessaria se il collegio sarà da cinque), quanto a chi candidare al Senato. È in questa funzione che potrebbe entrare in scena la consigliera regionale, Roberta Mori, il cui ingresso potrebbe far propendere il partito a dirottare la Incerti alla lista del Senato. In alternativa, per il Senato potrebbe correre la stessa Mori. Uno scenario mutevole, che si pone un obiettivo: eleggere almeno tre deputati e un senatore.
È per questo che, per le posizioni non ancora definite, il Pd potrebbe puntare su qualche outsider: un profilo che porti voti, ma senza il rischio di sottrarli agli altri candidati. Nella strana logica della politica, un modo elegante per bruciare le ambizioni di chi vorrà provare a mettersi in gioco senza paracadute.
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