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«Cara ministra, salva il punto nascite»

«Cara ministra, salva il punto nascite»

L’appello di una mamma della montagna alla Lorenzin. E una nonna testimonia: «A Reggio attese molto lunghe»

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CASTELNOVO MONTI. «Gentile Ministro Lorenzin, sono una vecchia mamma che sostiene il gruppo “Salviamo le cicogne di montagna” che chiede di mantenere il punto nascite nel presidio ospedaliero di Castelnovo Monti, in provincia di Reggio Emilia». Luisa Valdesalici è una delle mamme dell’associazione che si batte per salvare il punto nascite della montagna. E ora ha deciso di farlo con un accorato appello al Ministro della salute, Beatrice Lorenzin diffuso anche su Facebook. Nel suo messaggio Luisa si rivolge direttamente al Ministro Beatrice Lorenzin. «Il Ministero della Salute ha un proprio Urp, che riceve segnalazioni dai cittadini. Scriviamo tutti per chiedere la salvezza del punto nascite di Castelnovo Monti». È l’invito pubblico che ha rivolto sulla pagina Facebook del gruppo.

Intanto lei lo ha già fatto. «La nostra Regione non ha ancora inoltrato a codesto Ministero la richiesta di deroga, visto che i parti sono inferiori a 500, per mantenere attivo il punto nascite – scrive nella missiva –. Il dramma è che una donna dovrebbe compiere anche più di 50 chilometri di strada di montagna per recarsi a partorire a Reggio Emilia. Pensi in caso di neve! Vogliamo spopolare ogni realtà montana con tutto ciò che consegue?». E aggiunge: «Quindi, come vecchia cicogna che ha partorito i suoi due figli a Castelnovo Monti nel 1971 e nel 1975 quando non erano presenti risorse tecnologiche attuali, e oggi abbiamo pure la possibilità di parto in acqua, le chiedo, anzi la supplico, visto che è mamma, lasci aperto il servizio maternità». Valdesalici conclude così il suo appello: «Mi creda, sono le persone che fanno la differenza, non il numero dei parti. Abbiamo un reparto di rianimazione con un medico eccezionale, come tutti gli altri. Noi cittadini aspettiamo che lei usi il buon senso e non le forbici. Quelle lasciamole ai sarti o alle vecchie cicogne come me. Grazie se avrà Lei la gentilezza di leggermi e rispondere».

È attraverso le testimonianze che va avanti la battaglia delle mamme della montagna. Una racconta che dall’interno del reparto di ostetricia castelnovese si consiglierebbe di partorire in altri ospedali. La testimonianza è ospitata sul sito della montagna “Redacon.it”. «Mia figlia ha avuto il suo primo bambino da pochi giorni e, come altre tante altre mamme, è stata inviata a Reggio praticamente per nulla. Ma a Reggio in sala parto non c’è un medico, solo un’ostetrica affiancata da un’allieva. Francamente tutta questa super assistenza non l’ho vista. Però ho visto donne davanti alla sala parto stare male, aspettare ore prima di essere ricevute, perché c’era un’unica dottoressa che, poveretta, chiedeva scusa a tutti per l’attesa e non sapeva da che parte girarsi. Il reparto nido è super affollato. In compenso, ho letto di un bel progetto Mire che, sulla carta, la racconta proprio bene. Ma nel frattempo mandano nel caos di Reggio e il reparto a Castelnovo sembra di fatto chiuso».

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