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Crisi, la fonderia Gft passa di mano salvando i lavoratori

di Enrico Lorenzo Tidona
Crisi, la fonderia Gft passa di mano salvando i lavoratori

La fabbrica acquisita dal gruppo padovano Tmb Confermati 60 addetti, previsti fino a 30 esuberi incentivati

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REGGIO EMILIA. Una fabbrica che continua a vivere, una sessantina di lavoratori confermati, altri trenta in uscita ma su base volontaria e con un incentivo da 26mila euro ciascuno, e un indotto di 250 imprese che possono sperare di non perdere spicchi rilevanti di fatturato. Sono le parti salienti del salvataggio della Gft, fonderia di Mancasale che ha conosciuto una fase di profonda crisi, l’estate scorsa, quando sembrava sull’orlo del default. Finita in ginocchio, però, la fabbrica che produce parti per case automobilistiche e produttori di moto, ha imposto ieri una svolta decisiva verso il rilancio.

Il 23 dicembre scorso, infatti, è stato stipulato un rogito per l’acquisizione del ramo d’azienda, finita in concordato, da parte dei nuovi proprietari, il gruppo Tmb di Padova. Il quadro iniziale non era però troppo positivo: le perdite in termini occupazionali erano pesanti anche perché l’instabilità aziendale degli ultimi due anni aveva portato diffidenza tra i clienti che avevano Gft come riferimento di mercato. Una crisi di fiducia e di ordini che aveva portato a un abbassamento della produzione di oltre il 30% fatturato. Quindi si è resa necessaria una riorganizzazione aziendale da parte dei nuovi proprietari che hanno valorizzato le professionalità presenti in Gft e messo a punto un piano industriale che dà prima di tutto continuità alla produzione reggiana mantenendo attiva tutta la filiera locale dei fornitori.

I 96 lavoratori hanno dovuto passare mesi con il fiato sospeso, in attesa che la vertenza sindacale portata avanti dalla Uilm-Uil di Reggio producesse i frutti sperati. Ieri, quindi, scoperte tutte le carte in tavola, i lavoratori si sono riuniti in assemblea e hanno votato a grandissima maggioranza il piano rendendolo efficace. Certo non mancano le rinunce: l’azienda punta fino a 30 esuberi. Questi però, ora saranno solo su base volontaria e comunque incentivati a dovere. La forza lavoro è stata comunque confermata, peraltro all’interno del perimetro di un gruppo industriale, quello della Tmb, più ampio e che ha assicurato nuovi investimenti su Reggio. La riorganizzazione della fabbrica prevede un efficientamento del layout interno e dei flussi produttivi. Il personale sarà poi sottoposto a corsi di formazione e sarà aumentata la sicurezza. «Abbiamo scongiurato un’iniziativa unilaterale da parte dell’impresa - commenta soddisfatto Jacopo Scialla, segretario generale della Uilm - Dopo incontri tra azienda, rsu e sindacato, l’ipotesi prodotta dal confronto è stata accettata e fa si che da oggi ci si possa concentrare sul futuro. Si è scongiurata una crisi senza ritorno, a luglio scorso. Ora siamo in mani più sicure che puntano sul rilancio dell’attività».

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