Giorno della Memoria, Manghi: «Ricordare per abbattere i muri»
Reggio Emilia, alla commemorazione ufficiale della Shoah in via dell’Aquila tante autorità insieme al prefetto
REGGIO EMILIA. Un ricordo dei disastri di ieri nei giorni di nuovi muri, di «troppi muri». Si è parlato di Shoah, di conflitti mondiali e pure di attualità, nelle commemorazioni ufficiali per il giorno della memoria ospitate dalla vecchia sinagoga cittadina di via dell'Aquila, nel cuore di quel quadrato – fra l'isolato San Rocco e via Emilia Santo Stefano – che per secoli è stato il ghetto ebraico reggiano.
L'occasione, il giorno della memoria, la ricorrenza internazionale per le vittime ebree del regime nazista, sei milioni di persone eliminate sempre più scientificamente negli anni semplicemente per la loro appartenenza razziale. Fra loro, anche tanti italiani, cittadini di quel paese che li ha spesso catturati e spediti al macello e che nel 1938 aveva a propria volta promulgato leggi razziali antisemite, sulla spinta del poderoso alleato hitleriano. L'Olocausto viene ricordato il 27 gennaio, legame diretto con quel 27 gennaio 1945 in cui le prime truppe sovietiche entrarono nel complesso di prigionia e sterminio di Auschwitz-Birkenau, il più celebre simbolo della Shoah, luogo dove morirono oltre un milione e mezzo di prigionieri.
Per l'occasione in sinagoga hanno parlato il presidente della Provincia Giammaria Manghi, l'assessore alla Città Storica Natalia Maramotti, Alberta Sacerdoti della comunità ebraica reggiano-modenese, il vicepresidente di Istoreco Matthias Durchfeld e Alessandra Fontanesi sempre di Istoreco, che in un secondo momento ha guidato i presenti alla visita della mostra attualmente allestita in via dell'Aquila, dedicata ai migliaia di soldati reggiani deportati nel Reich dopo l'armistizio. Ad ascoltarli, tutte le autorità militari e civili cittadine oltre a diversi parlamentari, come Maino Marchi, Maria Edera Spadoni e Antonella Incerti, la consigliera regionale Ottavia Soncini, il presidente dell'Anpi Ermete Fiaccadori, il vicepresidente di Alpi Elio Ivo Sassi, il direttore sanitario del Santa Maria Nuova Giorgio Mazzi e il rabbino capo delle comunità reggiane e modenesi Beniamino Goldstein.
Una prima riflessione ha coinvolto il luogo stesso della cerimonia, la sinagoga ultima vestigia della storica presenza giudaica in città. «Dovrebbe diventare un luogo vivo e animato tutto l'anno, una parte della cultura cittadina, e non essere valorizzata solo in alcune occasioni, per ricorrenze precise o per qualche mostra», ha proposto Durchfeld. Da lì il fuoco si è spostato su un altro tema centrale, la divulgazione. E su un'esperienza reggiana particolare, quelli dei Viaggi della Memoria di Istoreco, in grado di portare ogni anno oltre mille studenti in visita ai campi e ai luoghi del nazismo. A breve, le classi del Viaggio 2017 partiranno per Berlino. «Momenti di emozione, ma anche opportunità di formazione, attraverso la storicizzazione degli eventi, come la Shoah, a cui sono dedicati. In questo senso, è assai utile e interessante quest'anno anche la mostra dedicata agli Internati militati italiani che hanno scritto una pagina decisiva della nostra Resistenza vissuta nei campi nazisti», ha commentato la Maramotti. Stessa lunghezza d'onda per Manghi, che da docente ha ricordato il ruolo importante della scuola e la necessità di ricordare, anche per contrastare una contemporaneità fatta di muri, «tanti muri che in questo mondo si continuano ad innalzare».
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