L'amore per il pianeta nelle fotografie di Salgado
di Mauro Grasselli
Fino a domenica 29 gennaio a Forlì è aperta la mostra "Genesi": 245 grandi immagini in bianconero del più grande fotografo contemporaneo
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FORLI'. Ultimo weekend utile per visitare la straordinaria mostra fotografica “Genesi” di Sebastião Salgado, allestita a Forlì nella chiesa di San Giacomo in San Domenico (piazza Guido da Montefeltro) a cura della moglie Lélia Wanick Salgado.
Fino a domenica 29 gennaio, la mostra ospita 245 immagini in un bianco e nero da cui emerge con forza l’amore di Salgado – considerato il più grande fotografo dei nostri tempi a livello mondiale – per il pianeta e, in particolare, per ciò che resta della purezza del mondo, di come era e di come è, dopo gli stravolgimenti epocali degli ultimi decenni.
Una mostra in cui la realtà assume tratti poetici e onirici, che lasciano lo spettatore sospeso in un tempo indefinito – sospensione accentuata dalla magia del bianco e nero – di fronte alle fotografie di grandi dimensioni in cui la Terra è una risorsa magnifica da contemplare, conoscere e amare. Questo è lo scopo e il valore del progetto del fotografo brasiliano; un progetto iniziato nel 2003 e durato 10 anni; una sorta di poesia d’amore per immagini che vuole essere anche un monito per gli uomini e per il loro rapporto controverso con il pianeta. Uno sguardo appassionato, teso a sottolineare la necessità di salvaguardare il pianeta, di assumere comportamenti più rispettosi della natura, di conquistare una nuova armonia. Un viaggio alle origini del mondo per preservare il suo futuro.
La mostra è nata da un viaggio alla scoperta della bellezza nei luoghi più remoti del pianeta. Le fotografie in mostra raccontano con sguardo straordinario ed emozionante luoghi che vanno dalle foreste tropicali (Amazzonia, Congo, Indonesia, Nuova Guinea) ai ghiacciai dell’Antartide, dalla taiga dell’Alaska ai deserti dell’America e dell’Africa, fino ad arrivare alle montagne dell’America, del Cile e della Siberia. Il mondo come era, il mondo come è.
«Ho chiamato questo progetto Genesi – spiega Salgado – perché, per quanto possibile, desidero tornare alle origini del pianeta: all’aria, all’acqua e al fuoco da cui è scaturita la vita; alle specie animali che hanno resistito all’addomesticamento; alle tribù dagli stili di vita cosiddetti primitivi. Con il mio lavoro intendo testimoniare come l’umanità e la natura per lungo tempo siano coesistite in quello che oggi definiamo equilibrio ambientale»
Salgado dedica una attenzione particolare alle popolazioni indigene ancora vergini e in totale armonia con gli elementi dell’habitat in cui vivono. Con le sue fotografie in bianco e nero di grande potenza, “Genesi” è anche un grido di allarme e un monito affinché si cerchi di preservare queste zone ancora incontaminate; per far sì che, nel tempo in cui viviamo, sviluppo non sia soltanto sinonimo di distruzione.
Nato nel 1944 ad Aimorés, in Brasile, Salgado ha lavorato prima come freelance e poi per le agenzie fotografiche Sygma, Gamma e Magnum, creando infine l’Agenzia Amzonas Images. Imperdibile il catalogo della mostra “Genesi”.
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