Nel nuovo piano nazionale abbattimenti controllati
Fra pochi giorni atteso il via libera al progetto di conservazione della specie Ecologisti all’attacco, il ministro Galletti: «In certe zone le aziende sono a rischio»
LIGONCHIO. Fra qualche giorno, il 2 febbraio, è prevista l’approvazione del nuovo Piano di Conservazione del Lupo. Piano approvato in sede tecnica dalla Conferenza Stato Regioni, e ora attende il via libera dal Ministero dell’Ambiente. Visto che il progetto parla di conservazione non c’è che essere soddisfatti per la tutela di un animale che negli anni ’70 dello scorso secolo ha rischiato l’estinzione (in tutta Italia ne restavano un centinaio) e che oggi grazie alle politiche di tutela (a partire dalla direttiva comunitaria Habitat del 1992) vive una stagione migliore: se ne calcolano 1500-2000 esemplari sul territorio nazionale soprattutto concentrati sulla dorsale appenninica.
In questo nuovo piano il Ministero dell’Ambiente ha recepito alcune richieste di modifica da parte degli enti locali: il Piano Lupo, elaborato con la collaborazione di un settantina di esperti, prevede 22 azioni per favorire la convivenza fra i lupi e le attività agricole e indica tutta una serie di misure da prendere per tutelare gli allevamenti, dalle recinzioni speciali ai rimborsi.
Ma la misura più controversa, la numero 22, prevede anche un abbattimento controllato di un numero di lupi non superiore al 5% del numero complessivo in Italia, previo un piano regionale approvato dal Ministero dell'Ambiente stesso. Animalisti e ambientalisti sono sul piede di guerra: dalla Lega nazionale difesa del cane all'Enpa, dalla Lac alla Lav, Legambiente e Lipu, mentre il Wwf ha lanciato una petizione online contro la deroga ammazza-lupi.
Il Ministero difende la misura, dicendo che non minaccia la sopravvivenza della specie e previene il bracconaggio. Il Ministro Gianluca Galletti ha infatti affermato: «Vogliamo una normativa che permetta di conservare la biodiversità e che permetta la convivenza fra i lupi e gli agricoltori. Il problema del lupo è ormai evidente, voglio affrontarlo in un modo scientifico. In certe zone la presenza del lupo è diventata un rischio per le attività agricole. Ci sono attività che chiudono per la presenza dei lupi. Per questo ho messo intorno ad un tavolo 70 esperti, che hanno predisposto 22 azioni per migliorare la convivenza fra i lupi e gli agricoltori. Una percentuale di prelievo del 5% secondo gli esperti non mette a rischio la presenza del lupo in Italia. Se non facciamo questo, il bracconaggio diventerà lo strumento di tutela degli agricoltori. E allora davvero la sopravvivenza del lupo sarà a rischio». Se in modo fortemente contrario si sono espresse le associazioni ambientaliste, favorevolmente hanno invece accolto la novità quelle agricole. (l.t.)
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google
