«Non perdonerò mai le umiliazioni subìte nel campo nazista»
Giorno della Memoria: l’ex deportata Mirella Stanzione ha raccontato agli studenti il dramma vissuto a Ravensbruck
REGGIO EMILIA. «Grazie per aver resistito, grazie per essere qui anche per noi». Si è concluso con le parole più semplici e più belle, quelle di due ragazze emozionate davanti a una testimone del buio più profondo, l’incontro andato in scena ieri mattina al teatro Valli. Protagonista principale l’89enne Mirella Stanzione, sopravvissuta al campo di concentramento nazista di Ravensbruck e alle marce della morte degli ultimi giorni della guerra, che ha incontrato gli oltre mille studenti delle scuole superiori reggiane a breve impegnati nel Viaggio della Memoria Istoreco.
A metà febbraio partiranno i primi turni del Viaggio verso Berlino, e circa 500 giovani visiteranno il campo di Ravensbruck, il principale centro di prigionia femminile del Reich nazista. Quello di ieri è stato quindi uno dei principali momenti preparatori, organizzato da Istoreco con i Teatri vicino alla ricorrenza del Giorno della Memoria, chiamando tutte le classi viaggiatrici.
Il Valli si è riempito sino all’ultimo ordine, generando un panorama molto suggestivo composto da spettatori attenti, che hanno ascoltato l’intervento del vicesindaco Matteo Sassi, l’introduzione di Matthias Durchfeld di Istoreco e il racconto della Stanzione. Nel 1944, 17enne della Spezia, viene catturata assieme alla madre, usata come ostaggio per stanare il padre e i fratelli, partigiani antifascisti, e poi mandata a Ravenbrusck sempre con la mamma. Di quell’anno di dolore, di punizioni, di umiliazioni, la Stanzione ha parlato davanti alla platea: «Non sono vendicativa, ma perdonare quelle persone mi viene difficile.
Anche i fascisti in Italia che, dopo la guerra, erano rimasti al loro posto come nulla fosse. Di quei mesi posso quasi comprendere molte parti, l’unica cosa che non perdonerò mai è l’umiliazione subìta quando ci lasciavano nude, esposte. Quella non la perdonerò mai», ha spiegato. «Vedo che oggi non è cambiato poi molto, in tante parti del mondo. E questo è molto triste».
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