«Perdere il genoma è il vero pericolo»
LIGONCHIO. Per fare chiarezza sul Piano di Conservazione del Lupo, ne abbiamo parlato con Willy Reggioni del Parco nazionale dell'Appennino tosco-emiliano, uno che di canis lupis se ne intende. Ma...
LIGONCHIO. Per fare chiarezza sul Piano di Conservazione del Lupo, ne abbiamo parlato con Willy Reggioni del Parco nazionale dell'Appennino tosco-emiliano, uno che di canis lupis se ne intende. Ma Reggioni non ci sta al giochino dei pro e contro: «In questo momento c'è solo una grande confusione. Prima di dire qualcosa bisogna vedere il documento finale, perchè il Piano è stato via via ampiamente rielaborato».
D’accordo, allora risponda a questo: quanti lupi ci sono nel Parco dell'Appennino tosco-emiliano?
«Anche per questo non possiamo dare una risposta certa, perchè il lupo non si può definire un animale stanziale».
Ma così non ci aiuta...
«Se vuole le sparo qualche cifra tanto per fare “notizia”, ma non penso che serva».
Giusto, non serve, ma allora cosa può dirci?
«Che nessun branco di lupi ha il proprio territorio solo nell’area del Parco nazionale tosco emiliano. Assistiamo a scavalchi continui dei lupi tra Emilia e Liguria, tra le province di Parma e Reggio Emilia con Massa Carrara».
Il lupo, si sa, è un instancabile camminatore. In una notte riesce a fare anche decine di chilometri.
«Esatto, per questo è difficile da quantificare su un singolo territorio».
Però anni di ricerche e di rilevamenti di tracce saranno serviti a qualcosa...
«Al momento stimiamo che nell’area del nostro Parco, compresi i transiti di esemplari da altre zone, gravitano 17 unità familiari. Ogni unità è composta da 3 a 6 individui e, se restringiamo il campo di osservazione alle unità più presenti, si può dire che nel territorio del Parco nazionale, le unità familiari sono sette».
E veniamo alla contestata deroga al Piano che consente gli abbattimenti.
«Anche qui la chiarezza è d’obbligo. Le deroghe ci sono sempre state, è dal 1992 che ci sono. Quindi da questo punto di vista questo Piano non introduce nessuna novità. L’importante è capire l'uso che si farà di questo Piano».
Ma gli abbattimenti servono a qualcosa o no?
«Nella misura prevista fino al 5% non servono a niente. E misure del genere possono avere degli sviluppi imprevedibili, come l’aggravamento delle attività predatorie».
Il via libera ai cacciatori per tornare a sparare ai lupi, sta scatenando la dura reazione di animalisti ed ecologisti.
«Già, ma nessuno si sta strappando i capelli per un altro vero allarme».
Anche qui serve chiarezza.
«È l’allarme che riguarda l'estinzione genomica, il rischio di perdere la vera identità del lupo (il genoma è l'insieme di tutte le informazioni genetiche depositate nella sequenza del DNA, ndr). Da tempo assistiamo ad accoppiamenti tra lupi e cani vaganti o inselvatichiti e da queste unioni nascono nuovi individui ibridi. Un fenomeno che da noi interessa il 20-30% della popolazione dei lupi».
E che cosa si può fare per contrastare questo rischio?
«Come Parco dell'Appennino tosco emiliano siamo, con il Parco del Gran Sasso e dei Monti della Laga, l'unico parco italiano che porta avanti il progetto europeo LIFE M.I.R.CO-Lupo, che si propone di assicurare migliori condizioni di conservazione per il lupo agendo sulla perdita dell’identità genetica della specie dovuta al fenomeno dell’ibridazione con il cane. Una delle nostre attività è quella di catturare gli individui classificati come ibridi, sterilizzarli e rimetterli poi in libertà».
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