Gazzetta di Reggio

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Matteo accusa il testimone: «Bugiardo»

di Tiziano Soresina
Matteo accusa il testimone: «Bugiardo»

Drammatico confronto sul movente del delitto fra il fratello sopravvissuto e il 46enne amico anche dei due imputati

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QUATTRO CASTELLA. Un confronto drammatico. E non poteva finire diversamente ieri – in Assise Reggio – durante la terza udienza del processo su quanto accadde la notte del 2 febbraio 2015 nell’appartamento di via Coppi alle Forche di Puianello in cui fu ucciso Marco Montruccoli e il fratello Matteo venne ferito gravemente ma si salvò.

Un confronto – dopo cinque ore d’udienza – voluto dal pm Maria Rita Pantani e da considerarsi la logica conseguenza della spinosa deposizione del modenese 46enne Walter Re, amico di vecchia data di Matteo Montruccoli ma anche dei due imputati albanesi (specialmente di Fatmir Hykaj detto “Miri”, poi conobbe pure Danjel Tufa). Come ha spiegato durante la sua testimonianza – sulle indagini svolte – il luogotenente dei carabinieri Dario Testa, fu proprio Matteo che, agonizzante, indicò subito ai militari l’amico Valter perché poteva condurre i militari dai due giovani albanesi implicati nel fatto di sangue.

Un’indicazione importante, perché le indagini dei carabinieri presero subito la piega giusta, con successivamente il traffico di stupefacenti come movente della lite finita in tragedia. Il 46enne verrà ben presto sentito a verbale dai carabinieri, ma in una fase successiva andrà di sua iniziativa per due volte dall’avvocato Carlo Taormina (legale di Hykaj e Tufa) che stava conducendo delle indagini difensive. Ieri, a quasi due anni dei fatti, Re ha testimoniato per due ore al processo, ma nel nugolo di domande a cui ha dovuto rispondere sono emerse non poche dichiarazioni contrastanti – molto infastidito Matteo Montruccoli (costituitosi parte civile tramite l’avvocato Marco Fornaciari) che, nervosissimo, è uscito dall’aula gridando «Eravamo amici! Non riesco più ad ascoltare certe cazzate, bisogna ricordarle bene le cose!» – da qui la decisione, avallata dalla Corte, del confronto. E il botta e risposta ha avuto a che fare molto sul movente, rivelando due persone lontanissime nelle loro verità.

PAURA E BUGIE. Montruccoli è ora calmo ma a dir poco deciso e va ben presto al sodo rimarcando che Re non dice la verità perché ha paura: «Seppi da Hikaj che in passato l’aveva picchiato mandandolo all’ospedale. Valter è un bugiardo, un cattivo pagatore, uno che non mantiene le promesse». Il modenese replica seccato: «Non sono un bugiardo, nel 2011 finii in ospedale perché ero caduto mentre facevo dei lavori in casa. Cattivo pagatore? Ho solo aiutato Matteo e più volte, quando era in mezzo a una strada per storie di droga e la famiglia non lo voleva più vedere».

PIANO D’AGGRESSIONE. Gli imputati sostengono di essere stati aggrediti dai Montruccoli quella tragica sera e sostengono la legittima difesa.

Re sul punto dice che prima del delitto (fra i due e gli otto mesi prima, non è chiaro nel racconto) Matteo gli fece una confidenza: «Senza spiegarmi il motivo, mi disse che i due albanesi gli avevano rotto i maroni e che prima o poi avrebbe chiesto aiuto al fratello Marco per metterli in un sacco nero e buttarli nel Crostolo per chiudere la faccenda». Un progetto d’aggressione negato da Montruccoli: «Gli avevo solo vagamente detto che ero preoccupato, poi in quel periodo avevo avuto dei problemi sul lavoro con mio fratello e non ci parlavamo».

IL PRESTITO. Secondo i due imputati la lite mortale scoppiò perché Hykaj non era riuscito a saldare un prestito avuto da Matteo che a sua volta smentisce questo particolare. «La circostanza del prestito mi era stata raccontata – dice invece Valter, confermando quanto già detto all’avvocato Taormina – e mi ero fatto quest’idea».

SPACCIO DI DROGA. Sullo spaccio di stupefacenti le posizioni fra i due sono distantissime. «Re mi aveva quasi supplicato affinché conoscessi i due albanesi che avevano bisogno di un contatto per vendere la droga. Li conobbi tre anni fa in un bar di Albinea. E che poi avessimo avviato dei traffici di stupefacenti glielo avevo lasciato capire». Il 46enne non ci sta e replica: «Non mi è stato riferito un bel niente da Matteo, mai saputo nemmeno da altri che Hykaj e Tufa spacciavano. Mai insistito per farli conoscere, fu in un’occasione casuale a Sassuolo. Poi essendo sempre via per lavoro, seppi successivamente da loro che era nata un’amicizia».

MINACCE A MATTEO. Montruccoli sostiene da sempre di essere stato più volte minacciato dagli imputati, ma su questo versante Re ieri non è andato al di là di un «Non ricordo», mentre ai carabinieri avrebbe parlato di minacce ricevute tre anni fa da Matteo da parte di “Miri”.

100MILA EURO. Poi spuntano 100mila euro che sarebbero stati il frutto dell’attività di spaccio. «Matteo, quando abitava a La Spezia, mi raccontò che aveva fatto ricco qualcuno, perché aveva messo 100mila euro in contanti in un barattolo per poi nasconderli in un terreno poi travolto dall’alluvione. E lui quei soldi non riusciva più a trovarli».

Una mezz’ora di confronto che soddisferà solo Hykaj che prende la parola prima che venga chiusa l’udienza: «Mai avuto discussioni con Valter – spiega in un italiano un po’ zopppicante – perché è una persona che ti aiuta. Per me lui è stato un punto di riferimento, per imparare anche a vivere, un esempio come genitore visto che anch’io volevo avere dei figli».

Un’amicizia stretta fra i due che del resto Re non ha certo nascosto nella sua lunga testimonianza, spiegando che gli aveva fatto da autista al matrimonio, ma anche da garante per l’affitto di un appartamento a Modena, aggiungendo che gli aveva regalato una vecchia Fiat Punto che voleva demolire ma che a “Miri” interessava. Sempre Valter ha pure ricordato di essere stato aiutato da Hykay che gli prestò mille euro per l’anticipo che doveva versare nell’acquisto di una macchina.

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