«Una commissione alla Manodori»
Il vicesindaco sull’aumento di capitale Unicredit: «Stop alla spirale di svalutazioni e ricapitalizzazioni»
REGGIO EMILIA. «Una commissione conoscitiva che nasca dalla stessa Fondazione sarebbe un segnale di rispetto nei confronti della storia dell’ente e, soprattutto, di consapevolezza e cura verso le future generazioni a cui è doveroso tramandare un patrimonio sano». È la richiesta del vicesindaco, Matteo Sassi, che interviene sull’annunciato via libera della Manodori per l’adesione parziale all’aumento di capitale Unicredit. Per Sassi, «rispetto a questo tema il Comune di Reggio Emilia, ormai da diversi anni, propone di lavorare su due indirizzi: da un lato, in merito alla gestione patrimoniale, ad una maggiore diversificazione, in particolare rispetto alle azioni Unicredit; dall’altro, relativamente alla governance, ad una riforma dello Statuto dell’ente che la renda più moderna, snella e democratica».
Ed è proprio una diversificazione perseguita in passato con scarsa convinzione alla base della richiesta avanzata del vicesindaco, che chiede di dotare la Manodori di una commissione conoscitiva interna per far luce sui diversi passaggi che hanno portato la Fondazione fino alla situazione attuale: «La diversificazione patrimoniale, indirizzo peraltro perseguito con buona efficacia in questi ultimi anni dalla presidenza Borghi, era ed è un’azione obbligata per un ente che altrimenti rischierebbe il suicidio – continua Sassi – A ciò si aggiunga il fatto che da alcuni anni, in forza di un accordo tra le Fondazioni derivate dalle Casse di risparmio e il ministero dell’Economia, vi è l’obbligo alla diversificazione del patrimonio e comunque a non investire più di un terzo del portafoglio in un’unica direzione. Dobbiamo tuttavia chiederci come mai la Manodori sia giunta a questo punto e farlo in modo lontano da scaramucce politiche o spirito di rivalsa». Di qui la proposta: «Credo che sia arrivato il momento di svolgere un audit pubblico rispetto a quello che è accaduto in una lunga fase, che giunge fino al primo decennio degli anni Duemilia, quando oltre l’80% del patrimonio dell’ente era concentrato in titoli Unicredit – precisa Sassi – Occorre individuare le responsabilità di una stagione che ha drasticamente impoverito la ricchezza della Manodori, producendo la situazione attuale. Non si tratta di una caccia alle streghe, ma della volontà di comprendere quanto accaduto per evitare che si ripropongano simili errori».
Errori che, per Sassi, comporteranno conseguenze non solo sul futuro della Manodori. Ma anche - e soprattutto - su quel portafoglio di elargizioni di cui la Fondazione è portatrice, specialmente sul versante del sociale. «La Fondazione è un bene comune della città e del territorio provinciale. Azioni legate a nuove assunzioni di rischio, che sbilanciano nuovamente e inevitabilmente il patrimonio portando il peso delle azioni Unicrediti ben oltre il 40% degli investimenti complessivi, non devono più essere ripetute. La spirale tra svalutazioni e ricapitalizzazioni dovrà prima o poi essere interrotta. La Manodori rappresenta un pezzo importante del nostro sistema di Welfare, non possiamo permetterci di giocarcelo».
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