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«I cittadini respingano le lusinghe mafiose»

«I cittadini respingano le lusinghe mafiose»

’Ndrangheta: De Francisci lancia l’allarme. La Dia indica Brescello come ente sotto scacco del clan

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REGGIO EMILIA. Lo sforzo di magistratura e forze dell'ordine contro le mafie in Emilia-Romagna non basta. Anche i cittadini devono «rifiutare le loro lusinghe, con questa gente non si può scendere a patti, pena il totale asservimento ai loro voleri criminali». È il monito, ieri all’inaugurazione dell’anno giudiziario di Bologna, di Ignazio De Francisci, procuratore generale di Bologna, con un passato nel pool antimafia e nella Dda di Palermo al fianco di Giovanni Falcone. «Il distretto dell'Emilia-Romagna è attraversato da una multiforme attività criminale – sottolinea De Francisci – che mette a repentaglio il pur solido tessuto sociale e imprenditoriale. Non manca la criminalità organizzata, di impronta 'ndranghetista, attiva per esempio nell'edilizia, dove ricicla gli ingenti proventi del traffico di cocaina». «Ma – ammonisce il procuratore – se queste organizzazioni criminali non vengono combattute anche da tutta la popolazione, rifiutando le loro lusinghe, isolandone i componenti, evitando di utilizzare le organizzazioni criminali come società di servizi, di recupero crediti e così via». In Emilia-Romagna, gli fa eco Giuseppe Colonna, presidente della Corte d'appello di Bologna, è «costante il numero dei procedimenti iscritti per il reato di associazione a delinquere di stampo mafioso: sette». Ma è «aumentato il numero di procedimenti giunti al giudizio di primo e secondo grado – sottolinea Colonna- circostanza indicativa del fatto che i procedimenti penali per questo reato associativo non soltanto iniziano, ma trovano poi forse più che in passato sviluppi» davanti al giudice.

E i “numeri” relativamente al maxi processo Aemilia in corso a Reggio sono già impressionanti: 147 imputati, 80 parti civili, 1.300 testimoni, 18mila intercettazioni (il 6% è depositato e ammonta a 9mila pagine), 10.740 le pagine riferite ai verbali d’udienza. E nel recente rapporto semestrale la Dia indica – a Reggio – il radicamento del clan Grande Aracri, ma soprattutto cita lo scioglimento del Comune di Brescello, come «vicenda che delinea l’evoluzione delle dinamiche criminali della ’ndrangheta». Riguardo a Brescello la Dia sottolinea uno stralcio del provvedimento: «La consorteria ’ndranghetista presente sul territorio ha trovato nel Comune non solo una continuità di indirizzo politico favorevole ma anche una struttura disponibile e non impermeabile al suo volere».

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