I problemi del tribunale: lo Stato latita, si mobilitano i privati
La Fondazione Giustizia trova le risorse per i contratti a tre figure-chiave. La senatrice Mussini: «Mai in campo le risorse statali»
REGGIO EMILIA. Lo Stato latita, ma per fortuna si muovono i privati. E’ la sintesi di quanto sta accadendo nel nostro tribunale, da tempo in estremo affanno per le gravi carenze relativamente al personale amministativo.
Mentre tutto tace a livello ministeriale, la “buona novella” – mancherebbero, da indiscrezioni, solo gli ultimi passaggi burocratici – arriva infatti dalla Fondazione Giustizia di Reggio Emilia (raggruppante gli Ordini degli avvocati e dei commercialisti, il Collegio notarile, la Camera di commercio, l'Università di Modena e Reggio, il Comune e la Provincia). Come nel 2016, la Fondazione Giustizia metterebbe a disposizione tre professionalità – una con contratto a tempo indeterminato e le altre due per la durata di un altro anno – parecchio importanti per la macchina giudiziaria reggiana, visto che sono collocate nell'ufficio che si occupa dei procedimenti fallimentari, nella cancelleria civile e in quella di diritto del lavoro. A ciò si aggiunge il “distacco” al palazzo di giustizia per un altro anno di una dipendente del Comune di Reggio che si sta dimostrando una figura-chiave nell’impegnativa cancelleria del maxi processo Aemilia.
E il ministero di Giustizia? «Allo stato attuale non si è visto nulla» commenta Maria Mussini, vicepresidente del Gruppo misto, che si dice a dir poco insoddisfatta delle risposte date in aula dal sottosegretario alla Giustizia Cosimo Ferri all’interrogazione del febbraio 2016 in cui la stessa senatrice sollevava all’attenzione del dicastero di via Arenula la gravissima insufficienza di personale del palazzo di via Paterlini, sollecitando dal Ministero misure urgenti. Una richiesta che si aggiunge a quella presentata sempre dalla Mussini nel luglio 2016 inerente l’emergenza organico dei Tribunali e degli Uffici di Sorveglianza dell’Emilia Romagna, tra cui Reggio Emilia, a cui il ministro Orlando ha risposto nell’ottobre scorso limitandosi a registrare la situazione di forte criticità.
La mobilità e la collaborazione tra enti evocati in ambito ministeriale hanno portato le “briciole” a Reggio: una persona dalla Motorizzazione civile (ma che a luglio concluderà quest’incarico), due persone (dal marzo 2016) in accordo con la Regione in relazione alle notevoli esigenze del maxi processo Aemilia, infine la recente convenzione ministeriale sempre con la Regione ha individuato un solo trasferimento al nostro tribunale (figura professionale peraltro mai arrivata). «Penso che le mie interrogazioni siano servite a sbloccare un po’ la situazione, mentre i numeri sciorinati in aula dal Ministero sembrano appartenere a un’altra dimensione: si parla di assunzioni, mobilità, ricollocamento ma di tutto questo al tribunale di Reggio non si è visto nulla. Non volendo mettere in dubbio i numeri del Ministero – prosegue Mussini – è evidente che c’è un grosso problema sia di distribuzione delle risorse sul territorio nazionale, sia di analisi della qualità di queste risorse e delle esigenze specifiche dei singoli territori. I 147 imputati di Aemilia evidenziano il bisogno di un forte presidio di legalità e la nostra terra, motrice dell’economia che tanto ha dato e dà al Paese, ha diritto – conclude la senatrice – a risorse almeno al pari degli altri».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google
