«Don Borghi, testimone di pace e giustizia»
Villa Minozzo: la toccante cerimonia ieri a Tapignola nell’anniversario della fucilazione del sacerdote
VILLA MINOZZO. Si è svolta ieri l’annuale commemorazione dell’uccisione, avvenuta al poligono di tiro di Reggio Emilia il 30 gennaio 1944 per fucilazione da parte dei fascisti, di don Pasquino Borghi, luminosa figura che negli anni della Resistenza in Appennino «ha saputo aprirsi alla carità, testimoniando i valori di giustizia e di pace».
Queste le parole con cui monsignor Giovanni Costi ha ricordato don Pasquino e le altre persone che, come lui, si sono adoperate per tenere alti i valori della Resistenza che, passando di generazione in generazione, sono arrivati fino ad oggi.
Il saluto di monsignor Costi è stato rivolto ai tanti che domenica a Tapignola hanno partecipato alle commemorazioni. «Le beatitudini passano attraverso la sofferenza e le figure che hanno vissuto la resistenza ne sono testimoni» ha affermato nella sua omelia, tracciando un parallelo tra i passo del vangelo domenicale e la storia di don Pasquino, per poi terminare con la lettera del Vescovo Brettoni, in carica in quei travagliati giorni di guerra, che pur attento a parlare e scrivere in maniera da non suscitare sospetti, elencava in sei punti il modo in cui la Chiesa doveva dare il proprio contributo in quel periodo: lo scambio degli ostaggi, il rispetto per le donne e i bambini, l’esclusione delle torture, evitare le rappresaglie, evitare di parlare di politica da parte degli inesperti, adoperarsi perché non ci fossero livori di parte.
Oltre a monsignor Costi, la funzione è stata celebrata da don Fernando Imovilli, parroco dell’Unità Pastorale Madonna delle Fonti a cui Tapignola appartiene.
Dopo la benedizione, Elio Ivo Sassi ha introdotto i discorsi delle autorità presenti: in primis quello del sindaco di Villa Minozzo, Luigi Fiocchi, che ha ringraziato e salutato le autorità religiose e civili presenti, e ricordato con dolore le situazioni drammatiche che l’Italia sta vivendo in questi tormentati giorni di gelo, sentendosi vicino ai sindaci, ma anche alle persone, delle zone del centro Italia. La consigliera regionale Ottavia Soncini, nipote del comandante “Azor”, ha ricordato con parole commosse ed appassionate la lotta per la Liberazione, le tante figure che in tempi e modi diversi, hanno contribuito alla fine di una lunga e sanguinosa guerra. Infine i ragazzi di prima media dell’Istituto comprensivo Villa Minozzo hanno ricostruito gli eventi del gennaio 1944.
Il docente Emanuele Ferrari ha spiegato che «a Villa Minozzo la memoria è viva, e il ricordo dei sanguinosi fatti di guerra accompagna il lavoro degli insegnanti, immergendo i ragazzi nei luoghi dove ancora si può sentire il respiro di ciò che è avvenuto». «Ecco quindi – ha aggiunto infine - un tentativo di esplorare due vite, diverse tra di loro, con credo differenti, che però si sono trovate insieme nel dramma. Don Pasquino ed Enrico Zambonini, figura affascinante di anarchico e giramondo, anche lui villaminozzese, vennero fucilati assieme ad altre persone al poligono di tiro a Reggio Emilia il 30 gennaio del 1944».
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