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Revocato l’indulto, Ciancimino in carcere

Revocato l’indulto, Ciancimino in carcere

Il figlio di don Vito deve scontare due pene, è sotto processo anche a Reggio per maxi evasione fiscale

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REGGIO EMILIA. Il 54enne Massimo Ciancimino – figlio del noto mafioso Vito Ciancimino (morto nel 2002, fu sindaco di Palermo) – sta affrontando diversi processi (fra cui uno piuttosto complesso a Reggio per associazione a delinquere finalizzata all'evasione fiscale che prenderà quota in primavera) ma ora è finito in carcere in quanto condannato in via definitiva a 3 anni di reclusione per detenzione di esplosivo.

Per questo motivo la procura di Palermo ha chiesto e ottenuto di revocargli l’indulto concessogli dopo una condanna a 2 anni e 8 mesi per riciclaggio: dovrà ora scontare entrambe le pene, dalle quale va sottratto il periodo di detenzione subito dall’imputato durante la custodia cautelare in carcere. L’arresto è stato eseguito dalla squadra mobile palermitana. La condanna per detenzione d’esplosivo confermata dalla Cassazione nasce da una vicenda del 2011, quando Ciancimino era finito in carcere con l’accusa di calunnia nei confronti dell’ex capo della polizia Gianni De Gennaro.

Durante l’interrogatorio raccontò di avere nascosto dei candelotti di tritolo nel giardino della sua abitazione nel centro di Palermo. Inizialmente l’imputato sostenne che gli erano stati consegnati da uno sconosciuto come forma di pressione per indurlo a interrompere la sua collaborazione con i magistrati. Ma le videocamere piazzate a sua insaputa dagli inquirenti, non avendo ripreso alcuna consegna di esplosivo, lo smentirono. Venne fuori che il tritolo l’aveva portato lo stesso Ciancimino da Bologna in auto.

Oltre che in tribunale a Reggio, attualmente Ciancimino è imputato a Caltanissetta sempre per calunnia, ai danni di De Gennaro. Stessa accusa che gli viene contestata, insieme al concorso in associazione mafiosa, nel processo sulla trattativa tra pezzi dello Stato e Cosa nostra, in corso davanti all’aula bunker del carcere Ucciardone di Palermo. Procedimento in cui Ciancimino è anche uno dei principali testimoni dell’accusa. Per quanto concerne i guai giudiziari reggiani – per gli inquirenti si tratta di una maxifrode con l'acciaio (130 milioni di euro, 100 di imposte e 30 di Iva) – il procedimento era partito da Ferrara qualche anno fa, e riferito al periodo in cui Ciancimino viveva e aveva affari in Emilia Romagna.

Lo stesso procedimento, nel 2013, aveva fatto finire Ciancimino anche agli arresti domiciliari. Misura che in seguito era stata revocata . Il fascicolo, che riguarda la posizione di Ciancimino stesso e di un'altra dozzina di indagati, era stato poi stralciato e rinviato al tribunale Reggio per competenza territoriale. Altri "pezzi" di questa maxi inchiesta erano finiti agli inquirenti di Modena, Verona e Pesaro. A Ferrara sono quindi rimaste solo delle posizioni minori.

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