Traffico di migranti, un arresto a Reggio Emilia
La Dia stronca una banda: il 30enne, bloccato dalla Mobile in città, è considerato un “procacciatore” di clandestini tunisini
REGGIO EMILIA. Trafficanti di esseri umani. Un’organizzazione molto ramificata lungo la penisola come emerge dall’indagine della Dia di Milano – 18 gli arrestati (di cui tre erano già in carcere) e 16 ordini di cattura già spiccati per indagati residenti o in carcere all’estero – e che a Reggio si è mossa tramite il tunisino 30enne Zied Hattab (formalmente residente a Castellarano, ma in realtà abitante in città in un appartamento del quartiere Regina Pacis).
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E all’alba di venerdì scorso, appena è uscito di casa, il nordafricano è stato bloccato dagli agenti della squadra mobile di Reggio (guidata da Guglielmo Battisti) che hanno collaborato alla maxi inchiesta. Secondo quanto ricostruito dall’Antimafia, il tunisino “reggiano” era entrato nell’associazione per delinquere come “procacciatore” di tunisini entrati illegalmente in Italia e almeno in due occasioni – nel maggio 2015 – ha radunato e nascosto diversi clandestini a Ventimiglia in attesa della predisposizione dei mezzi di trasporto necessari all’attraversamento della frontiera e muoversi poi in Francia. Ora il nordafricano è in carcere a Reggio.
Per la Dia di Milano – come ieri ha specificato il procuratore aggiunto Ilda Boccassini – siamo di fronte ad un’organizzazione di trafficanti di migranti da Siria, Egitto, Tunisia, Eritrea e Sudan, composta da decine di persone quasi tutte di nazionalità straniera (egiziani, tunisini, afghani, sudanesi, albanesi, molti dei quali in possesso di un regolare permesso di soggiorno, ed in misura minore romeni e italiani) ed operante a livello internazionale. Le operazioni hanno visto impiegate decine di poliziotti e hanno interessato le province di Milano, Imperia, Genova, Reggio Emilia, Torino, Varese, Mantova, Pistoia, Reggio Calabria e Catania e della frontiera di Ventimiglia. Le indagini, durate quasi due anni e svolte in larga parte dalla Mobile di Cremona, hanno consentito di scoprire che l’organizzazione aveva una fitta rete di contatti diretti con trafficanti che, con la complicità di un altro appartenente al gruppo criminale residente a Catania, a sua volta in contatto con scafisti e trafficanti provenienti dal nord-Africa, gestiva il traffico di clandestini diretti nel nord-Europa.
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I membri dell’organizzazione riuscivano a sapere degli sbarchi che sarebbero avvenuti sulle coste siciliane o pugliesi, dopodiché indirizzavano i profughi verso Milano, città che i profughi raggiungevano mediante pullman, treni o nell’ambito dei trasporti organizzati per la loro collocazione presso le strutture d’accoglienza. Una volta giunti a Milano gli stranieri venivano agganciati alla stazione centrale e nelle vicinanze delle strutture d’accoglienza per organizzare i viaggi finalizzati all’attraversamento della frontiera italiana. In alcuni casi le persone giunte in Italia clandestinamente contattavano direttamente i membri dell’organizzazione per ricevere istruzioni. Terminate le trattative economiche, le persone venivano accompagnate verso la frontiera di Ventimiglia, attendendo il momento buono per passare in Francia.
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