La lezione di Don Borghi, 73 anni dopo
Alla commemorazione anche il vicesindaco Sassi: «Oggi più che mai dobbiamo difendere la libertà»
REGGIO EMILIA. Si è svolta ieri la commemorazione per il 73esimo anniversario della fucilazione da parte dei fascisti di don Pasquino Borghi e degli altri otto antifascisti – Ferruccio Battini, Romeo Benassi, Umberto Dodi, Dario Gaiti, Destino Giovannetti, Enrico Menozzi, Contardo Trentini, Enrico Zambonini – avvenuta il 30 gennaio del 1944, nello stesso luogo in cui, un mese prima, erano stati trucidati i sette fratelli Cervi e Quarto Camurri.
Don Pasquino Borghi, nato nel 1903 a Bibbiano da una famiglia di mezzadri, entra in seminario a soli 12 anni e viene ordinato sacerdote nel 1930. Nel 1939 viene nominato cappellano a Canolo di Correggio, dove assume decise posizioni contro la guerra e la dittatura. Dall’autunno del 1943 è parroco a Coriano -Tapignola di Villa Minozzo, dove aderisce alla Resistenza con il nome di battaglia “Albertario”. Arrestato il 21 gennaio del 1944 dai militi della RS a Villa Minozzo mentre sta tenendo messa, viene trasferito prima a Scandiano e poi nel carcere dei Servi a Reggio. Subisce torture e umiliazioni, ma non smette fino all’ultimo di confortare i compagni di prigionia che stavano subendo la sua stessa sorte. Il 30 gennaio del 1944 viene fucilato, assieme ai suoi otto compagni, per rappresaglia dopo l’uccisione di un fascista.
La cerimonia per ricordare i patrioti caduti si è aperta con la messa in suffragio celebrata nella basilica della Ghiara da don Giuseppe Dossetti, a cui è seguita la deposizione di una corona in vicolo dei Servi. La commemorazione pubblica, a cui hanno preso parte il vicesindaco Matteo Sassi, il presidente Anpi Ermete Fiaccadori e il vice presidente Alpi-Apc Elio Ivo Sassi, si è tenuta invece al Poligono di tiro in via Paterlini. Proprio una riflessione su cosa insegni ancora oggi il sacrificio di don Pasquino Borghi e degli otto antifascisti morti assieme a lui, è stato il tema dell’intervento di Matteo Sassi, che ha sottolineato come «il tratto comune del sacrificio e dello sforzo comune di uomini con visioni politiche anche molto diverse tra loro sia stato quello di voler raggiungere l’obiettivo comune della conquista della democrazia». Oltre a don Borghi, ha ricordato il vice sindaco «furono fucilati dei comunisti, dei socialisti e un anarchico, e oggi la nostra riflessione non può non tenere conto del fatto che l’antifascismo costruisca alleanze tra esperienze politiche tra loro differenti, al fine di garantire il rispetto della libertà e della dignità umana». Attualizzando poi la lezione di don Pasquino Borghi, Matteo Sassi ha affermato: «Contrastare il populismo e difendere le libertà civili è un compito che deve trovare coese tutte le forze politiche che si riconoscono nella Costituzione. Una necessità ancora più forte in questo momento di fronte a uomini, donne e bambini bloccati negli aeroporti e limitati nelle loro libertà basilari, solo perché appartenenti a determinati paesi».
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