Reggio, dopo nove scippi ecco la rapina: "Aggredita con una violenza inaudita"
Maria Pia Di Vita, 78 anni, dopo la rapina è stata ricoverata al Santa Maria: «Ma non voglio avere paura, bisogna reagire»
REGGIO EMILIA. «Sono costretta a stare in casa con un braccio al collo e un bastone per camminare. Ma appena mi riprenderò, tornerò ad uscire. Non ho nessuna intenzione di chiudermi fra quattro pareti solo per la paura che mi capiti ancora». Maria Pia Di Vita, 78 anni, ex insegnante elementare, ha trascorso due giorni in ospedale dopo essere stata brutalmente rapinata e ora, un po’ ammaccata ma ancora battagliera, vuole mettere in guardia le altre donne. «Perché diciamolo – e il suo tono non è per niente rassegnato – siamo noi che rischiamo di più».
Maria Pia è stata rapinata venerdì sera, tra le 21.30 e le 22, in via Toscanini. Dove nell’ultima settimana erano già stati messi a segno, sempre ai danni di donne anziane, due scippi. Una escalation in tutti i sensi perché questa volta la vittima, oltre ad essere derubata della borsetta, ha rimediato ferite e contusioni tali da rendere necessario il ricovero al Santa Maria.
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Partiamo dall’inizio. Cosa ricorda di quella sera?
«Era venerdì, e come faccio quasi ogni settimana, sono uscita di casa per andare al centro sociale Spallanzani. Abito a due passi ma, sapendo quello che succede in giro e considerando che via Toscanini è piuttosto buia, prendo sempre l’auto, la parcheggio davanti al circolo, così sono più tranquilla. Ma venerdì non ho trovato posto, allora ho messo l’auto nel parcheggio di fianco, a una ventina di metri di distanza. Ma l’ho pagata cara».
Un brutto incontro?
«Stavo camminando quando sono stata buttata terra da un uomo in bicicletta che mi ha sorpreso alle spalle. Mi sono trovata sull’asfalto con la parte sinistra del corpo. Tutto è accaduto velocemente. A un certo punto ho avuto la sensazione che qualcuno volesse aiutarmi... Invece era sempre lo stesso uomo che, non riuscendo a prendere la borsetta, mi ha buttato sull’altro fianco e a quel punto ho sbattuto la testa. Quando mi sono rialzata ho visto l’uomo fuggire in bici con una giacca che svolazzava. Non saprei descriverlo, ma mi è sembrato un ragazzo giovane e atletico».
È riuscita a raggiungere il centro sociale Spallanzani sulle sue gambe?
«Sì. Ero tutta insanguinata ma non mi sembrava di essere rimasta ferita gravemente. Una volta entrata al circolo mi hanno soccorso e hanno chiamato i carabinieri che sono arrivati poco dopo. Gentilissimi, hanno telefonato alla Croce Verde e sono stati loro, dopo avere raccolto la mia testimonianza, a convincermi ad andare in ospedale».
Qual è stata la prognosi?
«Mi hanno fatto le radiografie al bacino e alle spalle: fortunatamente non c’era niente di rotto, solo contusioni. Ma poichè recentemente ho avuto un’embolia polmonare, e di conseguenza assumo farmaci anticoagulanti, i medici hanno voluto accertarsi che non ci fossero ematomi interni. Dopo due giorni mi hanno dimesso con una prognosi di 15 giorni».
Ora come si sente?
«Fisicamente sono dolorante, in più mi sento in gabbia perché non posso uscire e faccio fatica a muovermi. E poi penso alla mia borsetta. C’erano pochi soldi però mi hanno rubato la patente, ora dovrò rifarla. Ma non è questo che mi fa più rabbia».
Cosa le fa rabbia?
«Sono stata aggredita con una violenza inaudita. Quell’uomo mi ha sbattuto prima da un lato e poi dall’altro: una cattiveria e una ferocia di questo tipo non le ho mai viste. Per questo mi sento in dovere di lanciare un allarme o meglio di avvisare le persone, soprattutto le donne, affinchè si proteggano. Perché non dobbiamo arrenderci di fronte alla violenza o farci impaurire da ciò che accade ogni giorno. Ma quando camminiamo per strada dobbiamo sapere cosa purtroppo rischiamo».
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