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Interventi addominali? Con i “buchini”

di Tiziano Soresina
Interventi addominali? Con i “buchini”

Oltre l’80% con la tecnica della laparoscopia. Il primario: «Degenze e convalescenze più brevi, la sanità risparmia»

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GUASTALLA. Rispetto agli ospedali reggiani e a quelli delle province vicine, la struttura sanitaria di Guastalla vanta un primato non indifferente e decisamente inviadiabile che è andato aumentando progressivamente negli ultimi tre anni.

Stiamo alludendo agli interventi chirurgici addominali (per malattie oncologiche e non solo), ma in particolare ci riferiamo ad una tecnica d'intervento all'avanguardia, la laparoscopia.

In soldoni, i pazienti vengono operati in maniera meno invasiva rispetto al passato, in quanto invece della cicatrice che attraversa quasi tutto l'addome ora rimangono solo sul corpo del paziente alcuni fori quasi invisibili attraverso cui viene effettuata l'operazione.

La "performance" sta nel fatto che ora la Chirurgia Generale di Guastalla - guidata dal primario Valerio Annessi - affronta la quasi totalità degli interventi addominali (80-90%) proprio in laparoscopia.

Dottor Annessi, lei è primario a Guastalla dal 2010 e non è certo un mistero che ha fortemente voluto questa svolta in ambito chirurgico. Perché?

«Sette anni fa sono giunto all'ospedale di Guastalla già formato in tal senso ed ho intrapreso questa strada perché la chirurgia moderna va in questa direzione. L'intento è di diminuire il trauma dell'intervento chirurgico al paziente mantenedo un risultato sulla patologia trattata invariato o addirittura migliore. Sono sempre stato attratto dai risultati, in tal senso, propagandati dalla letteratura scientifica. Risultati decisamente concreti. Oggigiorno, la laparoscopia è inevitabile nel tumore al colon, eticamente oggi un chirurgo moderno non può esimersi dal proporla, nell'interesse del paziente».

Quali sono i vantaggi degli interventi addominali in laparoscoscopia rispetto a quelli della chirurgia tradizionale?

«Sono diversi. Innanzitutto la riduzione netta delle manipolazioni dei visceri, in quanto si agisce con delle pinzette e non più con le mani. In presenza di un tumore si evita così la sua manipolazione e spremitura con le mani del chirurgo, che ha come rischio la diffusione della malattia neoplastica. Inoltre, durante l'intervento si ha una visione ingrandita delle strutture anatomiche, fino a sei volte in più rispetto alla realtà, grazie all'uso di videocamere ad alta definizione».

E nella fase successiva all'operazione, con questa tecnica?

«Beh, abbiamo constatato che dopo l'intervento vi è una ripresa più veloce sia della funzione intestinale (non più necessaria la "tortura" del sondino naso-gastrico, ndr) sia di quella alimentare. Non secondaria l'assenza di complicazioni sulla ferita chirurgica, in quanto mancando la ferita vengono a mancare gli sventramenti e le infezioni della ferita. Infine c'è il vantaggio estetico: rimangono solo dei "buchini" e non ferite deturpanti all'addome».

Cosa significa per un chirurgo abbracciare la laparoscopia come tecnica d'intervento?

«Deve cambiare completamente il suo modo di operare. Non più ad addome aperto, ma lavorando lontano dalla sede dell'intervento, grazie ad una strumentazione ben precisa: pinze di 5 millimetri di diametro, bisturi ad ultrasuoni, macchine per sezionare i tessuti, videocamere di 5 o 10 millimetri di diametro».

A Guastalla come ha attuato dal 2010 questa "rivoluzione"?

«Il chirurgo moderno, a mio parere, è fuori dal tempo se non interviene in laparoscopia sull'addome. Quindi ho lavorato sulla formazione del personale ed ora siamo in cinque chirurghi a Guastalla che operiamo con questa tecnica anche interventi di chirurgia avanzata. Uno staff che necessita di molto allenamento e di corsi di aggiornamento per imparare a controllare le varie fasi dell'intervento chirurgico anche senza avere le mani sugli organi. E' soprattutto indispensabile la voglia del chirurgo di mettersi in gioco».

Sono stati però necessari non indifferenti investimenti economici da parte dell'Ausl. L'hanno appoggiata o ha trovato delle resistenze?

«I vertici dell'Ausl mi hanno sempre appoggiato in questa scelta. E' vero, è necessaria una tecnologia che nella chirurgia tradizionale non c'è. Ma tutto ciò è un investimento per il futuro. Hai degenze ospedaliere più brevi, accorci di molto le convalescenze dei pazienti, la spesa complessiva per il servizio sanitario nazionale si riduce nettamente».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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