Gazzetta di Reggio

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Nessuno vuole il ristorante sequestrato

di Enrico Lorenzo Tidona
Nessuno vuole il ristorante sequestrato

Per l’amministratore del Millefiori le cause sono cattiva nomea e costi alti: «Può sopravvivere solo se si fanno illeciti»

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REGGIO EMILIA. Più che fare soldi, il ristorante Millefiori di Montecchio ne brucia. Quantomeno se il grande locale con piscina ricondotto alla famiglia Vertinelli e posto sotto sequestro nel 2015, viene gestito con tutte le carte in regola. Troppi i costi di mantenimento della grande struttura e del personale necessario per mandare avanti cucine e sala. Questa l’affermazione, per certi versi particolare, fatta ieri in udienza da Federica Zaniboni, commercialista reggiana nominata nel 2015 amministratore giudiziario del patrimonio – stimato all’epoca in circa 30 milioni di euro – dei fratelli Palmo e Giuseppe Vertinelli, imputati nel processo Aemilia. Zaniboni è stata sentita come testimone dell’accusa durante il processo contro il radicamento della ’ndrangheta al nord. Il grande ristorante situato in strada per Calerno ha poi un altro grosso problema per l’amministratore: nessuno vuole prenderlo in gestione continuativa, oltre che per i costi anche per la cattiva nomea che si è creata dopo il sequestro. Tutti punti messi insieme da chi, per incarico ricevuto dal tribunale, deve ora curare gli affari della galassia di società dei Vertinelli nelle more del sequestro. «Il ristorante Millefiori non lo vuole prendere in carico nessuno perché le spese sono eccessive» ha spiegato Zaniboni, svelando l’escamotage illecito usato dalla gestione precedente al suo incarico. «Quando abbiamo cominciato noi abbiamo visto che i dipendenti erano pagati con la busta pagata per 300 euro al mese e il resto in contanti. Ma, quando li abbiamo sentiti, hanno raccontato che stavano lì per 8 ore. Nell’esercizio passato il fatturato era esiguo. Poi, ad esempio, abbiamo scoperto che l’ultimo dell’anno i dipendenti erano stati messi in ferie e invece a noi risulta che ci sia stata una festa con più di 100 persone».

Tutte circostanze ricomprese nella relazione dell’amministratore, secondo la quale «la gestione lecita del ristorante è molto difficile e complessa. Un fattore di difficoltà nel trovare un gestione è stato anche l’eco negativa sul ristorante».

Il mandato di Zaniboni è mantenere il patrimonio. Ma con il ristorante non è cosa semplice. «Adesso sto facendo delle cene con le associazioni» ha detto. Basti ricordare quelle con l’associazione antimafia Libera. Ma non basta. «Il ristorante non può sopravvivere se non in maniera illecita come avveniva prima». Segno che qualcosa, a livello contabile, non tornava.

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