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Trovano l’azienda chiusa al rientro dalle ferie

Trovano l’azienda chiusa al rientro dalle ferie

La protesta di quaranta lavoratori della Adm davanti alla Csm di Casalgrande A gennaio hanno ricevuto via mail la comunicazione della chiusura delle attività

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CASALGRANDE. Sono una quarantina i lavoratori che per tutta la giornata di ieri hanno presidiato il picchetto alla Csm di via don Pasquino Borghi a Villalunga di Casalgrande. Si tratta di lavoratori della Adm di Camposanto (Modena), azienda che si occupa della realizzazione di serbatoi per filtri e carpenterie metalliche: questi operai si sono visti recapitare, al rientro dalle ferie natalizie previste il 9 gennaio, una mail nella quale l’azienda comunicava che non avrebbe riaperto, annunciando la chiusura dell’attività «fino a ulteriori comunicazioni». L’azienda ha trasferito macchinari e produzione in Csm: un caso che si protrae da qualche tempo, in quanto già tra il 2014 e il 2015 l’Adm era finita nel mirino delle critiche quando prima vennero lasciati a casa diversi operai con una telefonata e, in seguito, partirono le proteste.

«Questi lavoratori – spiega Marco Mattei, delegato del sindacato di base Sicobas che sostiene gli operai in questa vicenda – sono sempre stati assunti tramite cooperativa, poi l’anno scorso le loro condizioni sono migliorate, visto il passaggio a una Srl. A quel punto, dopo nemmeno un anno, Adm ha cominciato a manifestare di non riuscire più a mantenere costi e commesse. Verso l’estate, senza che i sindacati fossero interpellati, ai lavoratori veniva suggerito di iniziare a trovarsi una nuova occupazione, perché tirava brutta aria. Nel corso delle ferie estive la proprietà ha tentato di iniziare i primi spostamenti di macchinari in Csm, e davanti a quella situazione sono iniziati i primi confronti, avvenuti alla Cna di Modena. In quel contesto la proprietà ha parlato di un momento di crisi, poi il 9 gennaio è arrivata la famosa mail, senza che i sindacati venissero informati o interpellati».

Al picchetto si sono uniti anche diversi lavoratori della Autel di Sassuolo, una controllata dallo stesso titolare della Adm. «Riteniamo – prosegue Mattei – che si sia trattato di una forma di licenziamento mascherato a fronte di un miglioramento delle condizioni lavorative. Al momento 19 lavoratori si trovano nel limbo, in quanto l’azienda ha chiuso la produzione, ma non in liquidazione. Nell’ultimo incontro non sono state prese in considerazione alternative alla chiusura: noi chiediamo la garanzia dei livelli occupazionali e il mantenimento del rapporto di lavoro. In quanto il lavoro c’è, è stato soltanto delocalizzato». (a.v.)

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