Che Guevara come Mussolini, bufera sulla capogruppo di Forza Italia
A Scandiano, per il voto sul divieto di vendita di gadget fascisti, c’è il no della Diacci: «Perchè sono in vendita magliette che ricordano il Che o Tito?»
SCANDIANO. Una mozione che condanna la vendita di oggetti nazisti e fascisti in mercatini, eventi, così come all’interno dei negozi e delle edicole. È stata approvata dal consiglio comunale di Scandiano, martedì sera, con i voti favorevoli della maggioranza Pd, che ha proposto il documento, e del movimento 5 Stelle.
Unica contraria, la consigliera di centro-destra Elena Diacci, che polemizza sulla mozione, nonostante questa del comune scandianese non sia la prima approvata nel territorio reggano: nel 2016, infatti, la stessa mozione era stata discussa anche a Reggio dopo le forti polemiche che erano seguite alla vendita di calendari fascisti in diverse edicole e punti giornali della distribuzione Coop.
Secondo la Diacci, la questione locale nasce durante la fiera di Santa Caterina, il 25 novembre scorso, quando «l’ex sindaca Valda Busani sui social network posta la foto di un commerciante che espone sul suo banco una maglietta con una citazione dell’ormai morto e sepolto Benito Mussolini. Ovviamente perché non scatenare immediatamente una polemica sterile ed inutile per una maglietta folkloristica e non di chiaro riferimento politico appartenente ad una vecchia idea nostalgica che non appartiene più a nessuno?».
Prosegue poi nel proprio intervento la consigliera di centro-destra: «Che dire, sarebbe abbastanza facile ricordare che a Cavriago campeggia nella piazza il busto di Lenin, che la toponomastica reggiana è piena di ex dittatori comunisti appartenuti ad un ideologia che ha visto milioni di morti. Sono regolarmente in vendita i gadget che ricordano personaggi del calibro di Tito o Che Guevara, che si guardano bene di proibire» aggiunge la consigliera. Che ribadisce: «Ho votato contro ad una mozione che vieterebbe di vendere ad un commerciante un accendino piuttosto che una maglietta per colpa di qualcuno che ha ancora paura di un morto che, quel che è certo, non resusciterà mai più».
Alle parole della Diacci, arriva a stretto giro la replica del parlamentare Pd, Maino Marchi: «Elena Diacci, consigliera comunale di Scandiano per Forza Italia, equipara Benito Mussolini a Che Guevara. Oltre a non conoscere la Costituzione italiana antifascista e la vergogna di equiparare un dittatore a un eroe, dimostra di non conoscere la storia. Mussolini e' stato un dittatore che non ha mai voluto lasciare il potere, anche a costo di prolungare la guerra e le tremende sofferenze del suo popolo e disposto a stare agli ordini dei nazisti pur di perseguire questo disegno. Che Guevara ha fatto e vinto una rivoluzione e ha abbandonato dopo pochi anni posizioni di potere dove avrebbe potuto rimanere per decenni, dando la vita per i suoi ideali e per la liberazione di altri popoli ( anche se non vi è riuscito questo era il suo intento). Manifesto il mio sdegno per questa equiparazione e consiglio la consigliera Diacci di vergognarsi pubblicamente». (adr.ar.)
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