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Condotta antisindacale, GL condannata

 Condotta antisindacale, GL condannata

Castelnovo Monti, il giudice del lavoro accoglie il ricorso della Fiom-Cgil. Gabbi: «Con l’azienda non c’è mai stato dialogo»

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CASTELNOVO MONTI. Condotta antisindacale, con l’isolamento e il de-mansionamento dei rappresentanti sindacali della Fiom-Cgil.

Sulla base di queste accuse il giudice del lavoro del tribunale di Reggio Emilia ha condannato la Termomeccanica Gl di Felina, storica azienda della famiglia Giangolini, al termine di un contenzioso avviato dalla Fiom per mano di Alessandro Gabbi, responsabile appenninico per la sigla metalmeccanica della Cgil.

Il ricorso era nato dopo una serie di tensioni legate al ruolo lavorativo e rappresentativo dei due delegati Fiom interni all’impresa, una delle principali realtà metalmeccaniche della montagna col suo grande stabilimento nell’area artigianale di Felina, a fianco della strada che porta verso Casa Perizzi e Carpineti.

Lo scorso settembre gli operai avevano organizzato scioperi per protestare sulla situazione contrattuale di molti lavoratori e per la mancanza di dialogo con i sindacati e gli operai. «Il ruolo del sindacato non è quello di presentare ricorsi, ma siamo arrivati a questo passo vista l’assoluta mancanza di dialogo e di risposte da parte dell’azienda – commenta Gabbi – ma ora siamo soddisfatti della sentenza del giudice. Ci sarà un ricorso? Non lo so, ma anche se ci fosse dubito che smonterà l’impianto della sentenza».

Il ricorso era stato presentato dalla Fiom alla fine del 2016. L’ultima udienza si è tenuta il 17 gennaio e martedì scorso il giudice Elena Vezzosi ha sciolto la riserva sancendo la condanna della ditta per condotta antisindacale, «per avere violato tra l’altro gli accordi sindacali siglati con Fiom Cgil e Rsu (Davide Pioppi e Salvatore Troncone)» sottolineano dal sindacato. Per la Fiom i comportamenti illeciti sono stati diversi. Oltre alla violazione degli accordi sindacali collettivi, ci sono questioni legate ai singoli. La Gl avrebbe «isolato, de-mansionato e costretto ad inattività forzata i rappresentanti sindacali della Fiom Cgil». Inoltre, avrebbe «omesso di comunicare alle Rsu ed al sindacato il numero di lavoratori impiegati in azienda ed in generale per aver violato i generali doveri di correttezza e buona fede nella conduzione delle relazioni sindacali con l’organizzazione». E ora? «Abbiamo provato ogni tipo di mediazione senza successo, speriamo che la sentenza del giudice cambi qualcosa anche in questo senso, non c’è mai stato dialogo con l’azienda», riflette Gabbi.

L’analisi si allarga poi al contesto montano. «L’Appennino è una zona complicata per il lavoro, sappiamo quali siano le difficoltà che incontrano gli imprenditori. Non vogliamo però che questo si trasformi in un ricatto: non esiste che i lavoratori della montagna debbano accettare condizioni differenti da altre zone solo perché il contesto è diverso, che siano costretti ad accettare situazioni non dignitose solo “perché siamo in montagna e c’è poco lavoro”» conclude il sindacalista. (adr.ar.)

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