Intanto le correnti dem sono in fibrillazione
I big nazionali e i referenti locali in vista delle sfide congressuali o del ritorno alle urne
REGGIO EMILIA. L’incertezza regna sovrana, tra chi spinge per il voto anticipato e chi per andare subito a congresso. E i venti di scissione incombono. Da Roma a Reggio, tutti appesi a un unico filo che si dipana in mille ipotesi, cercando di capire l’evoluzione di dinamiche politiche che mutano ora dopo ora. E che, con la calendarizzazione alla Camera del dibattito sulla legge elettorale – in aula il 27 febbraio – sembra aver dato un’accelerata non solo alla corsa per un ritorno anticipato alle urne, ma anche all’ipotesi di un listone a sinistra “anti Renzi”, sdoganato a livello nazionale dal suo acerrimo rivale, Massimo D’Alema, che ha lanciato il movimento “Consenso”.
Una lista stimata al 10%, che potrebbe aprire lo scenario di una scissione all’interno del Pd: un tema che qui a Reggio non sembra all’ordine del giorno, ma che dopo l’ennesimo malcontento verso Matteo Renzi manifestato ieri da Pierluigi Bersani potrebbe portare sconvolgimenti anche nella nostra provincia, storico feudo bersaniano in via di un travagliato riassetto. E in una fase di smarrimento tale che potrebbe favorire la nascita del nuovo soggetto «ulivista, largo plurale, democratico» delineato ieri dall’ex segretario nazionale, quando è arrivato a ventilare un’ipotetica fine del Pd.
Scenari che raccontano ore febbrili anche qui a Reggio, dove sono scomparsi – o quasi – i dalemiani storici, lasciando un campo aperto. È in quello spazio che sta cercando sistemazione il vicesindaco di Reggio, Matteo Sassi, orfano di Sel ed estraneo a Sinistra Italiana, che dalla campagna per il No referendario ha cominciato ad entrare in contatto con i comitati dalemiani, fino alla decisione di aderire attivamente al movimento.
Un riposizionamento che apre uno scenario inedito nel Pd reggiano, dove in molti stanno prestando occhi e orecchie agli accadimenti romani. E dove ciascun big nazionale conta su referenti di fiducia, in vista delle sfide alle porte . A tenere dritta la barra dei voleri renziani, oltre al ministro Graziano Delrio, anche il sottosegretario alla Regione, Andrea Rossi, in predicato di entrare nella nuova segretaria nazionale Pd come responsabile dell’organizzazione. Un ruolo di primo piano, al pari di quello che su un fronte diametralmente opposto rivestirà l’assessore alle Infrastrutture del Comune di Reggio, Mirko Tutino, in procinto invece di diventare il coordinatore organizzativo di “Democraticisocialisti”, movimento che sarà lanciato ufficialmente nei prossimi giorni dal governatore della Toscana, Enrico Rossi, tra i principali sfidanti di Renzi in funzione congressuale. Una sfida che vedrà due reggiani schierati in prima linea l’uno contro l’altro.
Diversa invece la situazione dei bersaniani, che nel tempo hanno visto registrare sempre più defezioni, una parte dei quali affida sempre più spesso al silenzio posizioni critiche verso Renzi, in nome di quella fragile pax reggiana che dovrebbe portare alla candidatura in Parlamento del segretario provinciale Pd, Andrea Costa, alla finestra in vista dell’ipotesi di una riconferma in via Gandhi. Proprio una pattuglia di bersanianireggiani ha organizzato una riunione d’area un paio di settimane fa, con l’obiettivo di fare il punto della situazione.
Fra i presenti, anche una forte componente ex lettiana. Come il sindaco di Rubiera, Emanuele Cavallaro, l’ex consigliere regionale, Marco Barbieri, e il coordinatore della mozione Cuperlo, Matteo Panari. (e.spa.)
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