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Lupo, oggi si decide sugli abbattimenti

Lupo, oggi si decide sugli abbattimenti

Ventasso, intanto parlano i tartufai: «Nessuno di noi mai sbranato, vera emergenza gli ungulati»

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LIGONCHIO. Il “giorno del lupo”, almeno sulla carta, è fissato per oggi. La Conferenza Stato-Regioni, che riunisce il Ministero dell’Ambiente e i rappresentanti delle giunte regionali, dovrebbe riunirsi oggi pomeriggio a Roma per approvare il Piano per la conservazione dei lupi. Quel piano al momento prevede anche la possibilità di riaprire la caccia a questi predatori, anche se in casi limitati e questa possibilità ha suscitato una vera rivolta. Tanto che non si può escludere che oggi la contestatissima misura venga alla fine stralciata.

«Noi siamo sempre in giro per boschi, e siamo convinti che sul lupo si stia facendo allarmismo». È il punto di vista dell’Associazione Tartufai Reggiani, i cui esponenti effettivamente sono frequentatori assidui di zone in cui non dovrebbe essere difficile incontrare il predatore. «Da settimane - spiega una nota dell’associazione - ormai regolarmente capita di leggere sugli organi di stampa articoli riguardanti il “problema lupo”, cavalcati assiduamente dalle associazioni venatorie, da allevatori e ambientalisti». «Vent’anni fa ogni stoppia aveva il suo branco di pernici nostrane, e spesso si trovavano nidi pieni di uova di fagiani e covi di leprotti nel foraggio. I cacciatori erano numerosi e facevano molte catture, ma la natura per l’anno successivo riequilibrava tutto, e le volpi erano le uniche predatrici presenti. Oggi la situazione è cambiata: le specie citate vengono introdotte massicciamente, ma nonostante le cure di alcuni cacciatori inesorabilmente spariscono. Si tratta di esemplari d’allevamento che sono tanto ingenui da unirsi alle galline nel pollaio». Prosegue la nota. «Come associazione non intendiamo schierarci nella diatriba in corso, però vista la possibile approvazione di un piano di abbattimento selettivo del lupo a livello nazionale, ci sentiamo legittimati a riportare le perplessità dei nostri associati. Fino a qualche anno fa caprioli, cinghiali, cervi, mufloni e daini venivano saltuariamente avvistati. Nel giro di pochi anni queste presenze sono diventate incontrollate. Questa nuova frontiera della caccia ha condotto inevitabilmente squadre di decine di uomini armati a circondare vallate e ad affiggere tabelle sempre all’ultimo minuto, avvisando dell’imminente battuta di caccia senza preoccuparsi della sicurezza di chi eventualmente fosse dentro l’area con altri interessi. Riteniamo che l’esplosione demografica degli ungulati sia la vera emergenza del territorio». «Il lupo in tutto ciò è l’ultimo arrivato ed è stato l’unico eco selettore che ha fatto il suo lavoro in modo naturale, riducendo drasticamente il numero di ungulati. Dalla politica ci si aspettava una gestione complessiva dell’ambiente indipendente dal potere delle lobby, in difesa del bene comune. In provincia siamo 1000 tartufai e in regione 7000: nessuno sbranato e tantomeno i loro cani. Dunque il grido “Al lupo! Al lupo!” ha un secondo fine?». (l.t.)

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