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Cicogne a Bologna, in 70 per difendere l'ospedale Sant'Anna

Cicogne a Bologna, in 70 per difendere l'ospedale Sant'Anna

Castelnovo, il comitato ai cittadini: «Venite con noi martedì» La Cisl sollecita: «Dalla Regione arrivi una risposta chiara»

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BOLOGNA. Non è andata a Maometto bensì a Bologna, la montagna: il comitato “Salviamo le Cicogne” e il gruppo di lavoro “Insieme per il Sant’Anna” – che comprende le rappresentanze di enti locali e associazioni del territorio – ha portato nel capoluogo regionale le firme raccolte a difesa del punto nascite dell’ospedale Sant’Anna e i documenti a supporto di una richiesta di deroga da inoltrare al ministero per salvare il servizio.

In 70 si sono ritrovati dai paesi dell'Appennino reggiano a Bologna per chiedere la deroga alla chiusura del punto nascite dell'ospedale Sant'Anna. Hanno assistito al question time di Venturi, assessore regionale alla Sanità, per poi manifestare con un girotondo davanti alla sede della Regione.

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Intanto prosegue il dibattito sul destino del reparto, dopo le esternazioni del direttore dell’Ausl Fausto Nicolini alla Gazzetta. Un nuovo intervento arriva da William Ballotta, segretario generale della Cisl Emilia Centrale. «Ci preoccupa l’escalation mediatica sul punto nascite, se questa è segno di una carenza della politica. Riteniamo che i pareri tecnici siano da utilizzarsi nelle sedi opportune e che sia giunto il momento che dalla Regione giunga una risposta chiara. La programmazione del territorio sia fatta dal basso e condivisa anche con le esigenze della popolazione».

«Oltre al tema delle deroghe – aggiunge Luca Ferri, responsabile della zona Cisl di Castelnovo Monti – siamo preoccupati, a fronte di notizie rilanciate dai media, che possa continuare con adeguata serenità il lavoro in questo reparto, ma anche la fruizione dello stesso, così come rilevato dalle mamme organizzate nel comitato. Riteniamo inoltre che sia necessario dare una risposta su tutta la tenuta complessiva del sistema socio-assistenziale non solo nel Comune capoluogo, ma in tutto l’Appennino: ospedale, assistenza domiciliare, strutture che operano sul territorio, anche nella gestione delle patologie croniche. Una direzione in tal senso è già tracciata nel preliminare di strategia delle Aree interne che dovrà trovare applicazione sul territorio».

Infine, concludono Davide Battini, segretario della Cisl Fp, ed Ezio Razzoli, ex rsu Cisl per l’ospedale: «Deve essere la stessa azienda sanitaria a fornire adeguate risposte sul tema della sicurezza in loco. Un esempio che in diversi contesti si vorrebbe sperimentare sono soluzioni in merito alla formazione e rotazione del personale per garantire una maggiore pratica sui parti. È per noi imprescindibile che, per garantire la qualità del servizio, si ottengano dalla politica decisioni certe con un piano di valorizzazione e potenziamento decennale sull’ospedale e sui servizi domiciliari dell’Appennino».

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