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Fusione, Confcoop «Evitare la chiusura delle sedi camerali»

Fusione, Confcoop «Evitare la chiusura delle sedi camerali»

Caramaschi, presidente delle coop bianche traccia la linea «L'accorpamento non può equivalere allo scioglimento»

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REGGIO EMILIA. La fusione delle Camere di Commercio tra Reggio, Parma e Piacenza è un atto irrinunciabile perché previsto dalla riforma. Ma non per questo è perfetto. Anzi: bisogna preservare i presidi territoriali, annuncia ora Matteo Caramaschi, presidente di Confcooperative, che segue le dichiarazioni del “collega” Luca Bosi, presidente di Legacoop Emilia Ovest.

Sebbene la fusione «rappresenti il compimento di una riforma discutibile, che prescinde dai livelli di efficienza e dallo stato di salute delle singole Camere di commercio - sottolinea Caramaschi - le integrazioni sovraprovinciali rappresentano sicuramente un valore, ma a patto che le economie e i livelli di efficienza che si possono raggiungere servano ad essere presenti e a presidiare meglio i singoli territori, e non producano superamenti, scavalcamenti o dimenticanze». Una linea di indirizzo chiara, che precede il necessario lavoro fatto di accordi e apparentamenti tramite i quali si stabilirà la governance nella nuova maxi Camera di Commercio dell’Emilia Ovest. E lì, anche tra i reggiani che hanno un posto in più (3 più il presidente che sarà Stefano Landi) ci sarà di che discutere per capire chi andrà su e chi rimarrà al traino.

«La razionalizzazione delle Camere di Commercio generi ulteriore valore e non vada, invece, a scapito del territorio, delle sue imprese, delle comunità locali» è il richiamo di Caramaschi, per il quale è necessario il rilancio del confronto e della collaborazione tra le associazioni imprenditoriali e le istituzioni reggiane. «Sono queste, e soltanto insieme l'unico e vero “azionista di maggioranza” in nome di un territorio che dall’accorpamento deve ottenere il rafforzamento dei servizi e dello stesso capitale sociale generato dalla Camera di Commercio» sottolinea Caramaschi con un velo di polemica rispetto alle parole di Luca Bosi. Per Confcooperative nessuno ha il posto assicurato in giunta. «Reggio può fare a meno - sostiene Caramaschi - di riunioni itineranti del nuovo Consiglio camerale, ma ha ben altri patrimoni da tutelare, e deve farlo da adesso», come turismo, agroalimentare, meccatronica e molto altro. «Anche la nostra organizzazione - prosegue il presidente di Confcooperative - ragiona in termini di relazioni interprovinciali con le consorelle emiliane, ma non per questo chiude le sue sedi a Reggio Emilia, a Guastalla, a Castelnovo Monti o a Reggiolo; al contrario, è proprio nelle comunità locali che rafforza la sua presenza, rimarcando nei fatti quel legame con il territorio che è fondamento per la cooperazione e importante per qualsiasi soggetto di quell'economia reale che è fatta di lavoro e investimenti che generano ricchezza e coesione sociale. L'accorpamento non può dunque significare lo “scioglimento” di un vincolo che in questi anni si è decisamente rafforzato tra Camera di commercio ed economia locale, e da qui agli effetti della fusione spetta proprio ad associazioni e istituzioni locali una assunzione di responsabilità sulla rappresentanza, sul funzionamento, sulla destinazione delle risorse che saranno in capo al nuovo ente camerale». (e.l.t.)

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