Hitler sbuca in vetrina e fa indignare Reggio Emilia
Un gadget a forma di smile con ciuffo e baffetti avvistato alla Casa del Bottone. La negoziante: «Non volevo offendere nessuno, è stata soltanto una svista»
REGGIO EMILIA. Una faccina “smile”, modificata con il ciuffo e i baffetti di Hitler, in vetrina alla “Casa del bottone” di via Farini, ha suscitato le proteste e le segnalazioni di alcuni passanti, nonché una ondata di commenti indignati sulla pagina Facebook “Reggio città aperta”. Lo scomodo smile è stato prontamente ritirato dalla titolare del negozio che ora si scusa: «Era una palese parodia del personaggio, lungi da me l’intenzione di offendere».
Il gagdet però ha urtato diversi reggiani e poteva costare una multa salata all’esercizio pubblico, visto che una norma del regolamento comunale vieta l’esposizione di simboli nazi fascisti. «Non ce n’eravamo accorti, finché non ho letto su Facebook l’intervento di Donato Vena, che ha usato toni molto duri», ha dichiarato la titolare, che ieri pomeriggio aveva già provveduto ad eliminare dalla giacca militare esposta in vetrina l’imbarazzante ornamento. «La faccina, senza possibilità di errore, richiamava la faccia di Hitler - ha scritto Vena sui social network - Pagando 5 euro e mezzo il macabro cliente poteva comprare la vergognosa reliquia che a quanto pare, anche nella città medaglia d'oro alla Resistenza, ha potenziali clienti. Mi chiedo: è mai possibile pensare che questo possa accadere proprio nel cuore di Reggio Emilia?».
Immediato il dietrofront della negoziante, che non immaginava di suscitare un tale clamore e che ha dichiarato di ignorare di aver rischiato la sanzione. «Abbiamo un pubblico giovanile, che compra numerose spillette da attaccare sullo zainetto o sui vestiti. Ci arrivano stock di centinaia di questi oggettini: di solito le ditte prestano attenzione, anche sui modelli militari che riproducono le mostrine, e non ci era mai capitato un incidente del genere - ha proseguito la donna - è accaduto che sulla giacca esposta c’era un altro smile, è stato venduto e la ragazza lo ha sostituito con quello incriminato, che probabilmente era in uno scatolone da tempo ed è finito in mezzo agli altri».
Ieri, a sostituzione dello smile hitleriano, campeggiava una innocua faccina di paillettes dorate. «Sono convinta che l’oggetto fosse una palese parodia del dittatore, senza alcun intento politico - ha proseguito la negoziante - e penso che si sollevata una polemica assurda ed esagerata. Non pensavamo di finire nell’occhio del ciclone».
Ma la sensibilità reggiana sul tema è alta e anche in passato si sono si sono verificati casi simili, più che altro nei mercatini, anche se non sono mancati episodi di volontaria e convinta esibizione. «Non è il nostro caso. Sono dispiaciuta di aver urtato la sensibilità altrui ed esterno il massimo rispetto per la memoria delle vittime del nazismo. D’ora in poi faremo sicuramente più attenzione».
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