Gazzetta di Reggio

Reggio

«Dossieraggio, stupito dei due avvocati»

di Enrico Lorenzo Tidona
«Dossieraggio, stupito dei due avvocati»

Parla Bini: «Volevano creare prove per distruggerci». Costa, segretario del Pd: «Per noi deve stare fuori dalle istituzioni»

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REGGIO EMILIA. «Sono stupito che si arrivi a questo punto. Stupito che due professionisti possano essere capaci di tanto. Che due avvocati cerchino di costruire delle prove per distruggere delle persone. È sbagliato, non solo deontologicamente. E Pagliani, in quanto politico, deve farsi delle domande». Enrico Bini, il giorno dopo l’uscita a processo dell’intercettazione tra gli avvocati Antonio Sarzi Amadè e Giuseppe Pagliani (il primo mai indagato, il secondo assolto nell’abbreviato), commenta le frasi dei due che lo tirano in ballo. «Bini va inchiodato perché vuol fare il sindaco di Reggio. In più c'è un prefetto che fa della roba da manicomio, perché tutte le relazioni sono fatte a cazzo» disse nell’intercettazione Sarzi Amadè a Pagliani, al quale chiese di preparare un dossier contro l’attuale sindaco di Castelnovo Monti, paladino della legalità a Reggio Emilia. «Io ringrazio Enrico Bini, che ho avuto occasione di salutare oggi pomeriggio di persona, e il prefetto De Miro per una cosa: la pazienza. È un alto valore, in un’aula di Giustizia» è la frase - tra le tante giunte ieri - scritta dal sindaco di Rubiera, Emanuele Cavallaro.

Sempre giovedì lo stesso Bini si è lasciato andare a sfoghi e ringraziamenti per il supporto. «Io vorrei ringraziare i sindaci presenti giovedì (nell’aula del processo Aemilia, ndr) assieme al presidente della provincia Manghi e l’ex presidente Masini, li ringrazio per la presenza perché era importante essere al processo più di altre volte. Giovedì doveva testimoniare la persona che ha saputo mettere dietro le sbarre i mafiosi e i malavitosi che hanno scorrazzato per anni a Reggio Emilia, facendo affari con tanti reggiani e mettendo fuori mercato le imprese sane. Grazie prefetto De Miro, se lei non fosse arrivata a Reggio questo non sarebbe successo. Lei non era amata per il suo lavoro, lei e altri vertici delle altre forze dell’ordine come Guardia di finanza e Carabinieri. A quel tempo non si poteva dire la stessa cosa della Questura ma ora sì. Spero che alla prossima udienza, quando lei sarà di nuovo ascoltata, ci siano tutti i sindaci con la fascia tricolore, spero ci siano anche i vertici delle associazioni di categoria, per farle sentire la vicinanza delle istituzioni. Grazie Antonella De Miro, grazie per quello che ha fatto per questo territorio».

Il Pd si compatta ora a difesa del sindaco della montagna e intima a Giuseppe Pagliani di dimettersi dagli incarichi istituzionali che ricopre a Reggio Emilia (consiglio comunale) e provincia (consiglio provinciale). Un affondo che arriva direttamente dal segretario provinciale del Pd, Andrea Costa, dopo le intercettazioni riguardanti l’esponente di Forza Italia, ascoltate giovedì nell’udienza del processo Aemilia, in merito a presunte operazioni per screditare gli allora presidenti di Provincia e Camera di Commercio, Sonia Masini e Bini. Pagliani è stato assolto con formula piena dalle accuse di concorso esterno in associazione mafiosa nel rito abbreviato, ma Costa non fa sconti. «Va detto con forza: per noi deve stare fuori dalle istituzioni chi immagina che sia lecito costruire dossier, chi pensa a “fare la cura” agli avversari politici, chi non capisce che ad un certo punto si deve prendere coscienza della situazione e chiedere scusa».

Più precisamente, aggiunge il segretario del Pd, «le risposte odierne di Pagliani sono probabilmente tecnicamente perfette per un avvocato, molto meno per un esponente politico. Ci saremmo aspettati spiegazioni non in “legalese” sulla sua assoluzione, ma finalmente una decisa presa di posizione in difesa del prefetto De Miro, una parola nuova di riconoscimento all’impegno e alle denunce di Enrico Bini, una parola di scuse all’ex presidente Sonia Masini. Giunti a questo punto del processo Aemilia, forse un esponente politico che si è sbagliato a fare certe cose in passato dovrebbe aver capito quale fosse la situazione a Reggio Emilia. Niente. Solo difesa legale di se stesso». Ed è quindi per motivi «eminentemente politici - dice Costa - che i colleghi di partito di Pagliani dovrebbero chiedere le sue dimissioni, a meno che non vogliano tutti essere rappresentati da chi, politicamente, la pensa così». «Dossieraggi, diffamazioni, minacce: le intercettazioni che giorno dopo giorno vengono portate dagli inquirenti nelle aule del processo Aemilia, come prove schiaccianti nei confronti degli imputati, sono sempre più inquietanti - afferma in una nota la senatrice Pd Leana Pignedoli - Sarebbe riduttivo parlare di solidarietà a Enrico Bini, Sonia Masini e al prefetto De Miro, per quanto hanno subito, e tutt'ora stanno subendo, per aver scelto di essere in prima linea per il rispetto della legalità nelle tante parti dell'economia emiliana, mai arretrati, nonostante minacce e campagne diffamatorie».

Solidarietà al prefetto Antonella De Miro anche dal sindaco di Reggio, Luca Vecchi. «Ritengo sia vitale, anche in questo frangente, non solo manifestare vicinanza ma rimarcare che tenere alta la guardia significa in prima battuta essere consapevoli di quanto sta accadendo, dimostrare di aver maturato un grado alto di comprensione della pericolosità delle infiltrazioni mafiose e degli strumenti da rinnovare continuamente per contrastarle».

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