«L’intercettazione? Usata a mia discolpa»
L’avvocato Pagliani spiega le telefonate con Sarzi Amadè e attacca il pm Mescolini: «Getta fango»
REGGIO EMILIA. «Cosa intendevo con quella frase? Pensavo che Enrico Bini fosse nell’entourage di Sonia Masini, ma poi scoprivo da lì a pochissimo che non c’entrava nulla. All’epoca lo conoscevo solo come presidente della Camera di Commercio, ma non avevo contatti diretti. Poi negli anni ho conosciuto di persona Bini, l’ho apprezzato e l’ho stimato». Giuseppe Pagliani, avvocato ed esponente di Forza Italia, spiega così la conversazione con l’avvocato Antonio Sarzi Amadè emersa giovedì scorso durante l’udienza del processo Aemilia. Circa 48 ore dopo la partecipazione dei due alla celebre cena degli “Antichi sapori” nel 2012, Sarzi Amadè chiedeva «un dossier su Bini, va inchiodato»; «Adesso qualcosa riesco a trovare», replicava Pagliani. Una telefonata che ha suscitato un vero vespaio. Pagliani ammette: «Forse ho usato anch’io una modalità sbagliata. Ma non ho mai dato peso a quello che diceva Sarzi. E non ho mai dato seguito alla richiesta: come emerge dalle successive intercettazioni, non è mai stato raccolto alcun materiale su Bini né tantomeno è mai esistito alcun dossier su Bini».
Convitato di pietra della scorsa udienza, Pagliani è intervenuto per protestare contro l’anomalia procedurale. Unico politico reggiano ad essere arrestato il 28 gennaio 2015, veniva scarcerato dopo 22 giorni e il 22 aprile 2016 veniva assolto perché il fatto non sussiste. «È inaccettabile che il pm Mescolini continui a gettare fango su qualcuno che, non essendo imputato in quel processo, non ha la possibilità di replicare e difendersi. Sono fatti già noti, non c’è nulla di nuovo, prima il Riesame poi il Tribunale di Bologna hanno accertato la mia totale estraneità ai fatti. Perché dunque continuare, in una sede in cui non posso esercitare i miei diritti, ad attaccare qualcuno che è stato dichiarato innocente?».
Facciamo presente al legale che in aula può capitare che una figura sia tirata in ballo perché coinvolta in una intercettazione. «Sono un avvocato, ma non ho mai visto una metodo simile. Si cerca di fare un processo bis nei miei confronti. In realtà quella telefonata, la numero 3 della mia memoria difensiva, è stata usata a mia discolpa perché, quando Sarzi Amadè dice “quella gente a me non piace per niente”, io gli chiedo per tre volte “chi? ma chi?”: a dimostrazione che non conoscevo Sarcone. La conversazione nella sua interezza mi scagiona».
Esponenti del M5S e il segretario del Pd Andrea Costa hanno invocato le dimissioni di Pagliani dal consiglio comunale e da tutti gli incarichi. «È persino inutile rispondere agli sciacalli dell’ultima ora che vorrebbero le mie dimissioni», conclude.
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