«Nessuno infanghi la memoria di Marco»
Lo sfogo dei genitori in tribunale a due anni dalla morte. Il padre: «Non ci sono scuse: i due imputati sono degli assassini»
QUATTRO CASTELLA. Due anni fa, la notte del 2 febbraio 2015, il cuore di Marco Montruccoli è stato «spaccato a metà da una coltellata letale». Un’ipotesi dibattuta ieri ai fini processuali dai medici legali e consulenti, durante l’udienza in Corte d’Assise a Reggio sul delitto di Forche, di cui si è in qualche modo così celebrato il triste anniversario.
Un’aula gremita dalla giuria popolare, che guarda in faccia i due ragazzi albanesi imputati dell’omicidio di Marco Montruccoli, e dall’altra parte c’è Matteo Montruccoli, il fratello scampato alla morte e alla furia omicida. Per descrivere la dinamica del delitto scorrono le foto crude del luogo del delitto e della ricomposizione del corpo dell’uomo ucciso nella casa del fratello a Puianello, dove i Montruccoli affrontarono i due albanesi.
A metà aula, anche ieri, c’erano Mario Montruccoli e Mara Guidetti, genitori straziati dal dolore, che stringono la foto ricordo del figlio morto che sorrideva alla vita, decisi nonostante tutto ad assistere al racconto dello scempio del corpo del figlio ammazzato.
Ma la verità processuale è crudele perché piena di immagini e dettagli. «Che fino ad oggi avevamo solo immaginato. Sono pesanti sotto tutti i punti di vista» racconta Mario mentre è seduto fuori dall’aula con la moglie, che si era sentita mancare la terra di sotto i piedi già nella precedente udienza. «Non sono voluta restare in aula perché non voglio vedere quando tirano fuori il cuore di Marco perché io so che Marco aveva un cuore grande - confida la donna, tra le lacrime - Così grande che non ci stava neanche lì dentro a quel petto. Non riesco a vedere quello che gli hanno fatto e non riesco ancora ad accettare che mio figlio sia morto. Io so solo che era una persona bella dentro e fuori». «Ieri (giovedì, ndr) erano due anni dalla morte - racconta - e abbiamo ricevuto un’infinità di messaggi di vicinanza e cordoglio. E tutti ricordano Marco come una persona gioiosa, estroversa, con due occhi belli, generosi e ricordano soprattutto il sorriso di Marco. Io voglio ricordare mio figlio con quel sorriso e non sul tavolo dell’autopsia tutto squartato perché qualcuno prima me lo ha massacrato».
Già lo strazio nell’assistere le scorse udienze alla testimonianza del figlio salvo per miracolo è insostenibile. Ma la ricostruzione medica delle ferite inferte con le 15 coltellate riportate nelle grandi immagini fanno franare il cuore anche della madre di Montruccoli, che ha sempre creduto nell’unità della sua famiglia. «Marco viveva per noi. Non c’era giorno che non passasse anche da noi genitori, a salutarci. Era sempre presente con i suoi tre figli. Era innamoratissimo di sua sorella e amava anche suo fratello. Ovvio che Matteo, se avesse immaginato una cosa del genere, quella sera non avrebbe mai chiamato suo fratello. E se fosse successo qualcosa a Matteo e Marco non ci fosse andato, credo che, conoscendolo, non se lo sarebbe mai perdonato perché Marco era un altruista. Lui si prodigava per il prossimo, se sapeva che c’era qualcuno che stava male lo portava dal medico. Però un figlio è un figlio e non credo che ci sarà un momento nella mia vita in cui avrò pace. Perché forse, se fosse morto in un incidente o di una malattia te ne faresti una ragione. Ma così no. E poi gli danno addosso, ma non accetto che venga infangata la memoria di Marco». «Confidiamo nella giustizia» aggiunge il padre «ha fatto bene mio figlio a dargli degli “assassini” in faccia perché lo sono».
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