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«Noi volevamo fermarci, poi quella carica»

«Noi volevamo fermarci, poi quella carica»

Il delegato SiCobas: «Superati i livelli minimi di democrazia, ma noi andiamo avanti con il presidio»

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SCANDIANO. «Noi continuiamo a protestare. Da Modena stanno arrivando altri operai. In questi casi ci diamo il sostegno gli uni con gli altri». Non molla di un millimetro Marco Mattei, delegato di SiCobas che sostiene gli operai dell’Adm di Camposanto. Anzi, il sindacalista di base dall’ospedale di Scandiano, dove sono stati medicati i due feriti dopo gli scontri davanti alla Csm, rilancia la lotta dei 19 operai modenesi “sospesi” che da giorni presidiano lo stabilimento di Casalgrande: «Che altro possiamo fare? Da febbraio non avranno più lo stipendio».

I macchinari e la produzione sono stati trasferiti nel Reggiano e i dipendenti dell’azienda modenese sono senza lavoro sebbene regolarmente assunti. «È una forma di licenziamento mascherato – sostiene il sindacalista –. Al momento diciannove lavoratori si trovano nel limbo: l’azienda ha chiuso la produzione, ma non è in liquidazione. Si è creato un paradosso da cui è complesso venire fuori».

Proprio questa situazione ha portato al presidio permanente davanti ai cancelli dell’azienda nella frazione di Villalunga e agli scontri con le forze dell’ordine di ieri. «Abbiamo superato i livelli minimi di democrazia – dichiara Mattei –. Siamo sempre stati disponibili alla trattativa. Davanti al vicolo cieco in cui ci troviamo, protestare con un picchetto è il minimo. Il problema è che, se non si riesce a instaurare una trattativa e si arriva a picchiare i manifestanti, non ci sono più vie d’uscita».

A tensione si aggiunge tensione, anche perché l’intervento delle forze dell’ordine, dopo che i manifestanti hanno tentato di bloccare un camion, ha di fatto bloccato il tavolo di confronto tra sindacato e proprietà: «Durante la trattativa abbiamo registrato un’apertura da parte della proprietà – afferma il delegato SiCobas –. Si poteva arrivare a una soluzione o comunque a una situazione meno tesa che avrebbe permesso di sciogliere il presidio. L'idea era proprio quella di fermarci, prenderci tutti quanti qualche giorno di riflessione e convocare per lunedì prossimo un nuovo incontro con la proprietà. Ma è arrivata la carica della celere e tutti i discorsi sono saltati».

E ora la protesta potrebbe assumere toni ancora più duri: «Quello che è successo è un attacco alle relazioni sindacali – spiega Mattei –. I lavoratori, e non solo quelli dell’Adm, non si fidano più di niente e nessuno. Hanno paura e non sono disposti a mollare finché non riavranno il lavoro». ©RIPRODUZIONE RISERVATA

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