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Reggio chiede allo Stato uomini e mezzi

di Giuseppe Galli
Reggio chiede allo Stato uomini e mezzi

Il sindaco Vecchi: «Sono necessarie più risorse e una nuova politica giudiziaria per riuscire a dare risposte ai cittadini»

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REGGIO EMILIA. Non si nasconde il sindaco di Reggio Emilia, Luca Vecchi, di fronte all’allarme scippi e rapine che da una decina di giorni sta seminando il panico in città, in particolare nei quartieri del Mirabello, a Ospizio e alla Pappagnocca, culminato venerdì sera con la rapina compiuta in zona stazione ai danni della dottoressa Nunziata D’Abbiero. Esprime vicinanza alle persone colpite, snocciola l’elenco dei lavori svolti in due anni e mezzo nel quartiere più “caldo” della città e ringrazia le forze dell’ordine per l’impegno profuso, che ha permesso di ridurre notevolmente – nell’ultimo anno – il numero dei reati compiuti in città.

Ma, nel pieno di un’escalation di colpi come quella degli ultimi giorni, messi a segno sempre ai danni di donne, capisce che è necessaria una svolta e che Reggio ha bisogno di aiuto. «Servono risorse, una politica giudiziaria nuova e un incremento delle forze di polizia», spiega subito il primo cittadino, lanciando una sorta di appello allo Stato e al ministero dell’Interno.

«Quando si è di fronte a un’escalation di colpi come in questo caso – specifica Vecchi – non si possono sventolare le statistiche, anche se i risultati dimostrerebbero che c’è un sensibile calo nei reati predatori. Dobbiamo invece partire dalle vittime, alle quali esprimo un sentimento di vicinanza, comprensione e consapevolezza di uno stato di shock che possono provare in questo momento. Spero di poter incontrare la dottoressa, che peraltro conosco, per esprimerle a voce questi sentimenti».

Nei suoi due anni e mezzo di mandato, Vecchi ha sempre tenuto alta l’attenzione sulla zona stazione, «il quartiere più problematico della città, dove si avvertiva tensione e disagio. A metà settimana ero lì, in via Eritrea, in via Turri e nelle strade laterali: ho incontrato commercianti, cittadini, passanti. Dalle loro parole, ho capito che sono stati fatti tanti passi avanti: abbiamo riqualificato gli spazi pubblici, per dare senso di comunità, avviato relazioni con i cittadini, promosso eventi, cambiato l’illuminazione, sostituito l’impianto di videosorveglianza con 250 nuove telecamere. Ora, è vero, questa rapina alla dottoressa rappresenta un passo indietro, ma non vuol dire che tutto ciò che è stato fatto debba essere cancellato. Anzi, dobbiamo rialzare la testa e ripartire».

Come fare, allora, ad affrontare questa nuova emergenza sicurezza che si respira in città dopo i recenti scippi?

«Di fronte a certe vicende, apprezzo e constato sempre come i cittadini vedano nel sindaco e nell’amministrazione l’interlocutore al quale esprimere disagi e proteste, richieste e consigli. Ma lo sforzo, che pure facciamo volentieri, non può poggiare solo sulle nostre spalle: servono pene più dure contro certi reati e una ripresa degli investimenti sulle risorse umane per quanto riguarda le forze di polizia. E qui bisogna chiamare in causa lo Stato. In Italia siamo reduci da dieci anni di disinvestimento sulla pubblica amministrazione, con blocco del turnover anche per le forze di polizia. In sei anni, il numero dei nostri vigili urbani è sceso di una cinquantina di unità . Anche polizia e carabinieri hanno uomini in meno, ma in zona stazione il controllo e il presidio sono stati intensificati».

Anche la Giustizia deve fare la sua parte: «Se domani lo scippatore seriale dovesse essere preso e assicurato alla giustizia, siamo sicuri che dopo due giorni non sarebbe già libero? Serve uno Stato più severo e duro in determinati contesti: occorre inasprire le pene, per i reati predatori ma anche per le violenze sulle donne».

Il sindaco chiederà un incontro al ministro dell’Interno Marco Minniti: «La nostra città ha bisogno di un incremento delle forze di polizia, ma non solo alla luce di questo ultimo episodio. Ci sono posti dove uno scippo o una rapina non fanno nemmeno notizia ma mi fa piacere che a Reggio, al contrario, ci sia maggior sensibilità. Anzi, è giusto che la città si ribelli a questa situazione: è un segno di profondo senso civico. Non dobbiamo farci prendere dall’onda emotiva, però, e se basta citare tre situazioni nuove per capire come anche le forze dell’ordine abbiano bisogno di uomini e mezzi: c’è una serie A da gestire, con l’ordine pubblico che assorbe risorse umane; abbiamo una stazione da dove partono e arrivano un milione di persone all’anno e, soprattutto, un importante e delicato processo di mafia, come Aemilia. Su Reggio serve una svolta, e servono investimenti...».

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